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La Riproduzione della Caridina multidentata (ex japonica)

Mar, 06/Gen/2009 - 22:42
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Come favorire e ottenere la riproduzione delle Caridina e come far crescere le larve con successo

Larva di Caridina japonica - Foto di Marcus Wallinder (green.colorize.net)

Prima di iniziare, volevo avvisarvi che far riprodurre con successo (ossia portando le larve alla taglia adulta) la Caridina multidentata (ex Caridina japonica) è molto, molto più difficile che far riprodurre altre specie/varianti di caridina, come le bumblebee, le red crystal, le red cherry, le babaulti, ecc. ecc.
Questo perchè le larve della multidentata sono filtratrici, cioè per nutrirsi filtrano l'acqua e si cibano delle alghe unicellulari lì presenti, per cui senza di esse è quasi impossibile farle crescere. Invece le larve delle altre specie sono detrivore, cioè possono crescere ad esempio sotto un cespuglio di muschio di Giava, nutrendosi dei detriti e dei microorganismi lì contenuti, e questo rende il loro accrescimento meno problematico ed alla portata di (quasi) ogni acquario privo di predatori.

Dimorfismo sessuale

caridina_dimorfismo_emiliano_big.jpg

Esemplificazione del dimorfismo sessuale nelle Caridina multidentata - Foto di Emiliano della Bella

Il dimorfismo sessuale delle caridine è individuabile abbastanza facilmente, dopo un'attenta osservazione: la femmina, oltre ad essere più grande e tozza del maschio, ha le appendici natatorie (quelle gambettine in fila lungo la "coda") più appuntite del maschio; inoltre i puntini color ruggine lungo i fianchi dei gamberetti non sono perfettamente tondi, come nel maschio, ma leggermente allungati, come dei trattini, e spesso appaiono come sovrapposti, come una linea... più delle parole è utile scaricare il documento in pdf fatto da Emiliano Della Bella dal sito del CIR, in cui ci sono foto (tra cui quella a lato) con evidenziata la diversa forma dei puntini che vi faranno capire tutto al volo, senza tanti discorsi... Oltretutto Emiliano Della Bella, assiduo frequentatore di it.hobby.acquari, ha il grande merito di essere stato il primo appassionato e studioso delle Caridina multidentata a scoprire questa differenza fondamentale e facilmente verificabile.
A lui va anche il merito di essere stato il primo a dedicare un sito in italiano alla Caridina, di cui fino ad allora non si trovava nulla nella nostra lingua.

La femmina è distinguibile poi dalla presenza del sacco ovarico sul dorso, che si presenta come una grande macchia scura dietro la testa, visibile grazie alla trasparenza del corpo (è presente solo a maturità sessuale raggiunta e in determinati periodi del ciclo riproduttivo); e dalle eventuali uova poi, che vengono portate per circa un mese sotto al ventre, tra le appendici natatorie.
Su Acquaportal, in questo articolo di Simone Bianco, ci sono delle splendide foto ingrandite delle uova come appaiono attaccate al ventre della mamma, si vedono addirittura gli occhietti delle larve (mio fratello quando ha visto una femmina piena di uova pensava che fosse malata e che gli fosse rimasta chissà quale schifezza attaccata alle gambette)

Accoppiamento

Femmina di Caridina japonica che si pulisce freneticamente con le appendici natatorie - Foto di Massimo Macciò

Femmina di Caridina multidentata (ex Caridina japonica) che si pulisce freneticamente con le appendici natatorie
Foto di Massimo Macciò

Come anche per i pesci, nel periodo pre riproduttivo andrebbe fornita alle caridine un'alimentazione un po' più sostanziosa delle sole alghe, per stimolare la produzione delle uova e quindi la riproduzione stessa.
Nelle fasi precedenti l'accoppiamento, le femmine iniziano a pulirsi freneticamente la zona dell'addome e le appendici natatorie, ripiegandosi su se stesse come nella foto a lato, mentre i maschi sentendo le femmine pronte ad accoppiarsi si muovono frenetici per la vasca. L'accoppiamento può avvenire con uno o anche più maschi, generalmente verso sera (per osservarne le fasi bisogna essere particolarmente fortunati  ); dopodichè, generalmente il mattino dopo, è possibile vedere la femmina che porta le uova, di colore dal grigio-trasparente al verde oliva, tra le appendici natatorie, muovendole ed ossigenandole continuamente, muovendo ritmicamente tali appendici.

Femmina di Caridina japonica con il ventre pieno di uova, tra le appendici natatorie - Foto di Massimo Macciò

Femmina di Caridina multidentata (ex Caridina japonica) con il ventre pieno di uova, tra le appendici natatorie
Foto di Massimo Macciò

Le uova vengono portate dalla femmina per circa 25-30 giorni, dopodichè avviene la schiusa.
Emiliano Della Bella riporta che se le uova scompaiono entro dieci giorni, allora vuol dire che non erano state fecondate.
Invece Andrea Margutti, come spiega in questo articolo, ritiene che le uova vengano fecondate prima della loro discesa tra le appendici natatorie, e quindi se le uova sono presenti sotto l'addome sono già state senz'altro fecondate.

Al link seguente troverete un resoconto e delle foto delle Caridina japonica nella vaschetta dedicata in cui mio fratello Massimo ha cercato (senza successo) di farle riprodurre.

Qui sotto alcune foto di una femmina di Caridina multidentata (ex Caridina japonica) piena di uova:

Femmina di Caridina japonica piena di uova
Femmina di Caridina japonica piena di uova
Femmina di Caridina japonica piena di uova

Sviluppo delle larve

Un po' di tempo fa si riteneva che le larve per poter crescere ed arrivare alla taglia adulta dovessero essere allevate obbligatoriamente da appena nate in acqua salmastra, da "addolcire" a poco a poco, una volte giunte alla taglia semi-adulta.
Attualmente invece questa necessità di acqua salmastra non è più ritenuta così fondamentale, alla luce delle molte esperienze di acquariofili che sono riusciti a portarle alla taglia adulta in una vasca normale di acqua dolce, a volte anche con gli stessi genitori. Talvolta anche in vasche di comunità, da intendersi naturalmente in senso molto restrittivo, non ci devono essere pesci in grado di predare le piccole caridine.

Va detto comunque che l'impresa di far crescere le larve non è impresa semplice, e se da un lato preparare l'acqua salmastra in cui farle crescere comporta maggior lavoro ed impegno, garantisce però maggiori percentuali di successo; provare in acqua dolce è meno impegnativo, ma in genere sopravvivono molte meno larve.

Molto importante è in questo caso avere dei folti cespugli di muschio di Giava et similia, non tanto per la loro funzione di riparo e protezione, quanto per i microrganismi e la microfauna che vivono tra le "fronde" del muschio e che contribuiscono come fonte alimentare per le piccole larve filtratrici, che trovano così qualcosa da filtrare.

In questo momento Massimo (mio fratello) che ha preso le caridine da più tempo di me, 1 maschio e 3 femmine, ha tutte e tre le femmine piene di uova, e ne ha isolato due in una vaschetta da 20 litri. La vaschetta è senza filtro (cambia l'acqua giornalmente) per non correre il rischio di aspirare le microscopiche larve, con piante (crypto, cabomba, anubias) e tre sassi coperti da muschio di Giava.

In attesa di poter raccontare la nostra esperienza, vi riporto come bisognerebbe procedere in generale, in base a quanto ho letto su it.hobby.acquari.

Come già detto, tra acqua salmastra e acqua dolce, abbiamo scelto di dare la preferenza a quest'ultimo metodo: quello con acqua salmastra ci è sembrato più complicato, perchè non è bene mettere già le madri in acqua salmastra, sia perchè talvolta non la sopportano e muoiono, sia perchè anche se sopravvivono il tasso di schiusa delle uova in acqua salmastra è molto basso. Se si usa questo metodo è necessario trasferire le larve in in un acquario a parte, non appena le uova sono state rilasciate e si sono schiuse, oppure trasferire la madre e rendere poi salmastra l'acqua della vaschetta, cosa decisamente più semplice :-)
Un buon procedimento, descritto inoltre in modo semplice e chiaro, per farle accrescere in acqua salmastra è in questo articolo di Andrea Margutti, sul sito dell'AFAE.
Naturalmente per rendere l'acqua salmastra non bisogna usare sale da cucina, ma il sale per acquari, che ha anche tutti gli oligoelementi necessari, e non contiene additivi pericolosi (nel sale fino da cucina possono essere presenti degli anti-agglomeranti).

Invece in questo articolo di Simone Bianco su Acquaportal è descritto un buon procedimento per accrescerle con successo in acqua dolce (con l'immancabile muschio di Giava).

A fondo pagina troverete alcuni articoli di riproduzioni avvenute sia in acqua dolce che in acqua salmastra, per chi vuole informarsi senza pregiudizi, cosa non semplice, perchè i pregiudizi esistono sempre, in acquariofilia come dappertutto. Pensare che tutti quelli che si sono ritrovati con delle caridine adulte nate in vasca spontaneamente e cresciute nonostante l'ambiente "ostile" siano dei bugiardi patentati solo perchè "è scritto" che le larve possono crescere solo ed esclusivamente in acqua salmastra, è segno quanto meno di ristrettezza di vedute, alla luce delle testimonianze, che arrivano anche da persone che non sono le prime arrivate, vedi Emiliano Della Bella, conosciuto e stimato per i suoi studi sulle caridine in ambito internazionale... eppure... L'asino di Valenza quel che fa pensa, diceva mio nonno. E chi ha orecchie per intendere intenda :-)

Comunque, sia che si usi acqua salmastra che dolce, si arriva al fatidico momento: mamma caridina muovendo le appendici natatorie in modo molto brusco e ripetuto rilascia le uova, che schiudono in centinaia di piccole, anzi microscopiche larve, lunghe all'incirca da 1 a 2 millimetri, e che appaiono alla vista come dei puntolini piccolissimi (la testa), e un sottilissimo filo bianco (che al microscopio risulta essere il carapace).
Nuotano al contrario, come i gamberi, quindi diversamente dalle caridine "adulte", e sono fotosensibili, cioè sono attirate dalla luce, proprio come i naupli d'artemia salina.

Le larve, al microscopio, sembrano già delle caridine in miniatura, anche se esistono delle differenze morfologiche che vengono colmate nel giro di un mesetto, con un ciclo di 5 mute che porta le piccole alla forma degli adulti in tutto e per tutto, ed a una lunghezza di circa mezzo cm. Se ben alimentate, le caridine raggiungono la lunghezza di un cm in poco meno di due mesi (nell'articolo di Andrea Margutti già citato ci sono delle bellissime foto al microscopio di uova, larve e caridine mano a mano che crescono).

L'Alimentazione delle Larve

Cosa dare loro da mangiare?
L'opzione migliore sembra costituita da fitoplancton, o dall'acqua verde.
In mancanza si possono usare i vari liquifry et similia, considerando però che questi inquinano tantissimo, e non danno lo stesso tasso di sopravvivenza e di crescita...
Si possono usare anche il fitoplancton che si usa per l'accrescimento dei naupli d'artemia, o il lievito di birra sciolto in acqua.

Il problema maggiore, nel tentativo di tirare su le larve, consiste nel garantire un adeguato sviluppo delle stesse e nel contempo mantenere stabili e buone le condizioni dell'acqua, evitando proliferazioni batteriche... sono estremamente sensibili agli agenti inquinanti e agli attacchi batterici, soprattutto nelle prime settimane, mentre ciò che si usa per alimentarle è altamente inquinante. Oltretutto, caratteristica quasi costante negli organismi "filtratori", è che l'alimentazione deve essere continua, cioè le larve devono trovare continuamente qualcosa da filtrare e mangiare, perchè mangiano poco ma devono farlo quasi in continuazione...
Inoltre quando iniziano a fare le prime mute si aggiunge inquinamento a inquinamento, bisogna quindi cercare di sifonare via scarti e mute senza portarsi via anche le microscopiche larve, impresa non da poco.

Elenco delle Specie presenti nel sito e appartenenti al Genere

Caridina multidentata (ex Caridina japonica) in acquario
Sawtooth caridina
Aspettativa di vita:
Dimensioni massime:

Più conosciuta con il vecchio nome di Caridina japonica, è stata una tra le prime caridine apparse in gran numero in commercio.

Neocaridina heteropoda che pascolano nel muschio di giava - gennaio 2005
Red cherry shrimp
Aspettativa di vita:
Dimensioni massime: fino a 2,5 cm la femmina, 2 il maschio

Piccole e belle caridine rosse, rimangono più piccole delle Caririna multidentata, ma hanno un comportamento molto simile.

Temperatura in natura: 21 - 27°C

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