• No ai pesci giganti in acquario
  • No ai pesci rossi nella boccia
  • I pesci pulitori non esistono!
  • No ai pesci colorati artificialmente
  • No ai pesci combattenti nei vasi
  • No alle tartarughe nelle mini vaschette
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Brachygobius: Allevamento, Riproduzione e Crescita degli Avannotti (J.A. Lednicky)

Lun, 07/Feb/2005 - 00:00
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Lungo articolo su allevamento e molte esperienze di riproduzione riuscita, presumibilmente della specie Brachygobius xanthozona/doriae, per le quali l'autore ha profuso tutte le sue conoscenze ed energie.

Traduzione dell'articolo:
"Bumblebee Goby: Effective Maintenance and Breeding, and Raising of Fry" di John A. Lednicky, Ph.D.
sul sito di Aquarticles che potete leggere al link seguente nella versione originale in inglese.

Brachygobius doriae - Foto © Hristo Hristov

Introduzione

Circa 37 anni fa, avevo visto per la prima volta i Brachygobius in un negozio filippino che faceva parte della catena di negozi di animali domestici di un grande mercato. Avevo tredici anni, avevo già riprodotto con successo numerose generazioni di ovovivipari e di ovipari, compresi scalari (Pterophyllum scalare), barbi tigre (Puntius tetrazona), neon (Paracheirodon innesi) e pesci gioiello (Hemichromis bimaculatus).
Tuttavia, l’anziano negoziante filippino mi consigliò di fare più esperienza con l’allevamento dei pesci prima di acquistare quei gobidi, sostenendo che erano una vera e propria sfida. Mi disse che richiedevano sale marino naturale nell’acqua, e che mangiavano soltanto “kiti-kiti”, larve di zanzara.

Consiglio interessante, visto che i gobidi erano in mostra in una vasca fatta in casa, i cui vetri erano tenuti insieme con asfalto, aerata da un semplice aeratore, e l'acqua era filtrata da una spugna da bagno sospesa. Per quanto l’allestimento apparisse rudimentale, i pesci erano autentiche bellezze giallo-verdi, con strisce verticali scure ben distinte, e stavano furiosamente cacciando i “kiti-kiti” nella vasca dell'esposizione.

Passiamo velocemente alla primavera del 2003. Mi ero stabilito nell'Illinois, e avevo allestito un acquario d'acqua dolce da 40 litri per i miei bambini. Due mesi dopo che l’avevo avviato con qualche guppy e le piante, ed il ciclo dell’azoto si era stabilizzato, era arrivato il momento per qualche piccolo pesce in più.

Brachygobius

Brachygobius

Mentre passavo da un negozio locale d'acquari, mio figlio di tre anni vide i Brachygobius, e chiese se poteva averli. Ricordando che cosa mi era stato detto anni prima, e non avendo fatto più ricerche sull’argomento, pensavo che fossero inadatti per la nostra vasca.
Invece, uno degli addetti del negozio mi informò che i Brachygobius erano straordinariamente popolari, facili da allevare, si riproducevano in acquario, crescevano solo in acqua dolce, erano “pulitori” e mangiavano il mangime in fiocchi. Ancora, mi assicurò che nessuno dei suoi clienti aveva mai protestato per aver avuto difficoltà con i pesci. "Ebbene comprateli adesso", egli disse, in quanto sapeva per esperienza che ogni nuovo arrivo di Brachygobius veniva venduto entro il giorno seguente. Sentendo tutto ciò ed incalzato da mio figlio, ne comprai otto esemplari.

Tutti i Brachygobius del negozio erano notevolmente piccoli, letargici, e, ad eccezione di un individuo con il corpo giallo, tutti avevano strette strisce nere chiare e corpi biancastri. Non sembravano in alcun modo così affascinanti come i pesci che mi ricordavo di aver visto nel negozio filippino. Considerai che forse mi ricordavo male. Inoltre, il proprietario del negozio filippino poteva essere stato informato male su questi pesci? Secondo il commesso dell'Illinois, il singolare colore giallo del corpo dei pesci nel negozio filippino era “probabilmente” causato da stress, ed i Brachygobius del suo negozio erano molto piccoli perché erano giovani, nati da poco. Mi raccomandò di allevarli a 24°C. in acqua con pH neutro, e proclamò fieramente che il suo negozio aggiungeva normalmente un cucchiaio da tavola di sale d'acquario (sodio-cloruro purificato, non sale di mare) ogni 40 litri d’acqua, con il tono di chi rivelava un segreto commerciale di grande importanza.

I Brachygobius e quattro Chanda colorati (rosso, verde, rosa, arancione), anche questi consigliati dallo stesso commesso, erano stati inseriti nella vasca da 40 litri, molto piantumata. La vasca e i parametri dell'acqua erano: vasca del tipo “lungo” con il fondo costituito da corallo sminuzzato, filtro esterno, luci fluorescenti standard, temperatura dell'acqua 24°C., un cucchiaio da tavola di sale ogni 40 litri d’acqua, pH 7.3. Usavo acqua del rubinetto declorata e pre-aerata con concentrazione media di calcio intorno ai 38 mg/l. Le piante erano Microsorum pteropus, specie non identificate di Cryptocoryne, Vallisneria, Echinodorus, Eleocharis acidularis e Myriophyllum.

Quella sera, avevo cercato immagini dei Brachygobius su Internet ed avevo visto che i nostri pesci sembravano eccessivamente magri e quasi “emaciati”. Inoltre ero venuto a sapere che i Chanda colorati artificialmente di solito morivano rapidamente. Un presagio di quello che sarebbe successo?

Nei due giorni seguenti, non avevo visto nessuno dei nuovi pesci mangiare il mangime in fiocchi. Tre Chanda erano morti. Il solo Chanda restante aveva dei punti bianchi su pinne e corpo. Una telefonata al negozio di animali la mattina seguente era stata istruttiva: i Chanda provenivano da una “partita difettosa” e sarebbero stati sostituiti, fornendo lo scontrino e i pesci morti come prova.
Non seguendo il consiglio del negozio di aggiungere dei farmaci all’acqua, avevo aumentato la temperatura a 27°C. Quella mattina avevo alimentato i pesci con artemia salina viva, ed avevo visto per la prima volta cinque Brachygobius mangiare (ingordamente), dopo di che erano diventati un po’ più attivi. Quel pomeriggio, blackworms vivi (la maggior parte dei quali erano più lunghi dei Brachygobius stessi) suscitarono una vera e propria “feeding frenzy”, una frenesia alimentare.
Tuttavia, tre Brachygobius erano rimasti invece inattivi con entrambi gli alimenti. Avevo pensato che fossero malati o ancora stressati dallo spostamento e dai recenti cambiamenti dei parametri dell'acqua. Quella sera, due dei Brachygobius presumibilmente malati roteavano per la vasca o alternativamente galleggiavano svogliatamente. Le loro strisce verticali erano ora di un colore brunastro, i loro corpi rosa-violacei. Il terzo Brachygobius ammalato era gonfio e chiaramente malato. Tutti e tre le sono morti dopo poco tempo.

Parametri dell'acqua e iniziali successi nell'alimentazione

Avevo pensato che ichtio, fungosi, stress osmotico e dieta impropria fossero stati, nel loro insieme, responsabili di un complesso di problemi. Nei sette giorni seguenti, avevo sostituito l'acqua gradualmente, fino a contenere circa un cucchiaio da tavola di sale marino sintetico ogni 4 litri (con una densità finale di 1.004); il pH era a 7.5, e la temperatura ancora a 27°C. Ad ogni cambio d'acqua aggiungevo Nitrobacter e Nitrosomonas ed altri batteri utili (con un prodotto Nutrafin) seguendo le raccomandazioni del produttore. In risposta ai cambiamenti nei parametri dell'acqua, il Chanda aveva cominciato a mangiare. Davo da mangiare due volte al giorno, una volta ciascuna blackworms e artemia salina vivi (i Brachygobius rifiutavano le artemie ed i chironomus congelati). Mentre i guppy ed il Chanda gradivano i moscerini della frutta, i Brachygobius li prendevano ma li sputavano.

Presto, i risultati dell’alimentazione con cibo vivo erano diventati evidenti. In primo luogo, i guppy avevano sviluppato disegni e colori più pronunciati, particolarmente nei colori rossi ed azzurri. In secondo luogo, i Brachygobius erano diventati molto attivi, dardeggiavano (saltando) costantemente tra le piante ed esploravano il fondo della vasca, erano belli pieni (non sembravano più “anoressici”) ed avevano sviluppato corpi giallo verde con fasce verticali nere scure. Infine, gran parte dei puntini bianchi del Chanda se n’erano andati, ed il suo corpo ha cominciato ad assumere un colore leggermente argentato.

Fortunatamente, era la fine di aprile e uno stagno nelle vicinanze era carico delle foglie del precedente autunno, e pieno dell’acqua della neve scioltasi recentemente. Lo stagno era pieno di vita planctonica, soprattutto glassworms (larve bianche di zanzara), larve rosse di zanzara, larve di moscerino, copepodi, qualche Dafnia e una profusione di quelle che erano probabilmente specie di bosmina e di moina. Li catturavo con una rete a maglia fine, li risciacquavo e li mettevo in acquario.
In presenza degli alimenti vivi, i Brachygobius nuotavano attivamente lungo la colonna d'acqua alla ricerca della preda, spesso attaccandosi alla parete di vetro dell’acquario sotto la superficie dell'acqua, come per tendere un’imboscata alle prede che si trovava vicino o sulla superficie dell'acqua.
Nella fase iniziale, sembrava che i Brachygobius fossero intenti in un esame organolettico, probabilmente cercando di familiarizzare con i nuovi tipi di cibo. In seguito sono diventati molto selettivi nella scelta delle loro prede, agendo come veri buongustai. Degno di nota è che i Brachygobius sceglievano come bersaglio prima le larve di zanzara (non le crisalidi), cercando in seguito grandi copepodi. Bosmina e moina venivano mangiate soltanto dopo che erano state mangiate tutte le larve di zanzara. Al contrario, il Chanda mangiava dapprima le larve bianche di zanzara, quindi le larve di moscerino, mentre i guppy mangiavano di tutto senza preferenze.

Dopo due settimane di alimentazione con un'ampia varietà di cibo vivo, le dimensioni dei Brachygobius erano cominciate ad aumentare. Entro la metà di Giugno, erano raddoppiati di taglia ed avevano corpi di un colore giallo verde molto pronunciato, e larghe strisce nere scure.

Purtroppo, in acqua salmastra erano sopravvissuti soltanto il Microsorum ed il Myriophyllum. Per compensare la perdita di nascondigli, ho aggiunto una roccia incrostata di conchiglie di cirripedi. I cirripedi (“barnacles”) avevano formato delle caverne in miniatura che costituivano ottimi ripari di diverse misure per i gobidi.

Un giorno, i Brachygobius circondavano come squali una massa di Microsorum pteropus galleggiante. Un attento esame mi aveva rivelato che un centinaio di avannotti di guppy si stavano nascondendo nella felce e che i Brachygobius stavano inseguendoli. Ho identificato così una nuova fonte di cibo vivo!

Il cibo vivo era disponibile fino a fine luglio, dopo di che ho iniziato una coltura di vermi Grindal. I Grindal venivano mangiati da tutti i pesci ed erano facili ed economici da allevare. Inoltre avevo iniziato ad allevare i blackworms, poichè quelli vivi comprati in negozio erano di qualità incostante, contenendo a volte principalmente vermi morti e vari agenti inquinanti quali sanguisughe, grandi vermi bianchi simili a tenie e pezzi di ossi animali. La presenza degli ossi era interessante ed avevo cominciato a domandarmi se l’allevatore originale dei blackworms li alimentava con sottoprodotti di mattatoio!
Alimentavo i miei blackworms con mangime proteico per pesci, come pellets a base di gamberetti, e mantenevo la coltura in vasche non riscaldate con cambi d'acqua ogni tre giorni.

L’esperienza che mi ero fatto nella mia giovinezza era che fornire una dieta adeguata era il fattore più importante per allungare la longevità dei pesci, mantenerli sani, e riprodurli con successo. Per fornire una dieta ben equilibrata e continuamente variata, ho fatto vari tentativi per mantenere delle colture di Daphnia magna, varie specie di Moina e di Bosmina, tubifex, artemia salina “arricchite” e copepodi ed anfipodi d'acqua dolce. Sono andati falliti tutti i miei tentativi di allevare le dafnie (molte erano state attaccate da rotiferi) che avevo raccolto in uno stagno vicino. Le cisti di Dafnia così come le dafnie vive avute dalla SSA hanno prodotto solo una moltitudine di crostacei tipo ostracodi.
Durante ulteriori spossanti tentativi di propagare le dafnie, ho iniziato la coltura di due tipi di alghe, Selenastrum e Nannochloropsis, nel tentativo di fornire alle dafnie degli alimenti naturali. Entrambi i tipi di alghe si sono sviluppati veramente bene, ma non riuscito a stimolare le colture di Dafnia. Anche il tentativo di alimentarle con un mangime per invertebrati apposito non ha avuto effetti.

Al contrario, una coltura di moina è stata molto semplice da sviluppare, alimentandole con il mangime apposito per invertebrati, con Selenastrum e Nannochloropsis, così come erano ben sviluppate le colture di moina e di bosmina nello stagno vicino, ma queste piccole creature venivano spesso ignorate dai Brachygobius adulti. I copepodi adulti che crescevano in uno stagno locale erano invece uno degli alimenti preferiti dai gobidi.

Le colture di tubifex sono state soppiantate dai blackworms, che erano più facili da allevare. Piccoli gamberetti vivi d’acqua salmastra (Mysidopsis bahia), avuti da un collega, erano stati consumati ardentemente dai Brachygobius.

Farò in futuro degli esperimenti per determinare se i Mysidopsis possano essere allevati economicamente, per fornirli ai pesci più frequentemente. Facevo crescere l’artemia salina in acqua salata fornendo a rotazione alimenti come fitoplancton, Spirulina in polvere e preparati commerciali per incrementare anche il loro valore nutritivo.

Avevo avuto degli anfipodi d'acqua dolce (spesso chiamati “gamberetti d'acqua dolce”) da due fonti. Avevo quindi “anfipodi grandi” e “anfipodi piccoli”. Gli anfipodi grandi (principalmente specie di Gammarus) erano effettivamente troppo grandi, qualcuno era addirittura più lungo dei Brachygobius! Un suggerimento: allevateli in contenitori riparati da una retina o protezione similare: il mio gatto li adora.
Più adatti ai Brachygobius sono gli anfipodi più piccoli (principalmente Hyallela azteca, ma anche alcune specie di Gammarus) ed in particolare, piccoli anfipodi di cui non conosco la specie che si moltiplicavano molto velocemente. Alimentavo gli anfipodi con piante acquatiche vive e morte, fiocchi di Spirulina, alghe filamentose, lattuga senza antiparassitari e mangime per pesci ad alta percentuale proteica.
Li allevavo insieme a lumache prelevate dallo stagno, che presumibilmente digerivano la materia vegetale in una forma assimilata più facilmente dagli anfipodi.
E’ da considerare che gli anfipodi sono notevolmente voraci. laddove un tipo di lumaca acquatica locale proliferava in grande numero nelle vasche dove facevo crescere gli anfipodi, alcuni degli anfipodi sembravano diventare più interessati al consumo delle lumache e delle loro uova piuttosto che delle piante (particolarmente se nella vasca erano presenti poche foglie di piante), e nel frattempo le lumache stavano principalmente appena sopra il livello dell'acqua, come se stessero provando a scappare fuori, mentre gli anfipodi attendevano ansiosamente tutti in blocco al di sotto. In particolare, le uniche prove restanti dell’esistenza di due grandi Ampullarie, di tutte le Planorbis, e due o tre tipi di lumache acquatiche originariamente presenti e rapidamente moltiplicatesi prima dell'arrivo degli anfipodi, erano i loro gusci vuoti!

Gli anfipodi fornivano non soltanto nutrimento, ma anche sport ed intrattenimento per i Brachygobius, che cercavano di raggiungerli (gli anfipodi sono nuotatori sorprendentemente veloci) ed inseguivano i piccoli anfipodi. Un beneficio aggiunto è che gli anfipodi sono detrivori e contribuiscono a mantenere il substrato pulito.

Sinora, il solo cibo non vivo consumato dai Brachygobius sono state le uova di granchio violinista. Mio figlio, il più giovane, allevava quattro piccoli granchi violinisti in una vasca separata d'acqua salmastra ad alta salinità (densità di circa 1.015). La specie esatta dei granchi era incerta, erano stati identificati variamente come mini granchi d'acqua dolce, granchi amazzonici, o granchi violinisti della Florida. Le due femmine producevano, con estrema facilità, grandi quantità di uova, decine di migliaia, che venivano rilasciate almeno ogni tre mesi. Le femmine che portavano le uova venivano trasferite in una piccola vasca poco prima che le uova fossero rilasciate, quando la massa delle uova sporgeva considerevolmente e le uova erano molto scure. Una volta rilasciate, le uova galleggianti venivano raccolte versando l'acqua della vasca attraverso un colino a maglia finissima, per il plancton. Le uova venivano consumate dai Brachygobius molto avidamente.

Piante ed alghe filamentose

Per fornire un habitat adatto ai Brachygobius, mi era sembrata una buona idea tentare di emulare l’ambiente degli estuari.
Nelle Filippine, avevo visto pesci che probabilmente erano proprio Brachygobius nella zona superiore di un estuario, vicino alla confluenza di un grande torrente nel mare. L'estuario era soggetto ai drastici cambiamenti della marea, l'acqua passava da appena increspata a rapida corrente, da occasionali mulinelli dell'alta marea alla calma poco profonda della bassa marea.
Un giovane locale mi aveva detto che i Brachygobius erano “batang” (piccoli) “bia” (una parola filippina generica per i Brachygobius); una grande specie di “bia” d’acqua salata faceva effettivamente parte della dieta locale.
Nell'estuario, l'acqua che fluiva dal grande torrente era leggermente verdastra e piuttosto fredda. Lo scorrere significativo dell'acqua era ripreso recentemente, apparentemente soltanto con l'avvento della stagione dei monsoni. L'acqua era diventata profondamente verde e calda dopo essersi miscelata turbolentemente con l'acqua di mare che rifluiva a causa dell'alta marea.
Chiaramente, l’intera zona era molto feconda, il che era dimostrato chiaramente dalla profusione di invertebrati e dai grandi banchi di pesci di dimensioni differenti, alcuni molto grandi, si dice anche che vi fossero degli squali. In gran parte esposto dalla bassa marea, il fondo era soprattutto fango profondo, trapuntato da scure rocce vulcaniche, invaso da alghe e da ostriche, cosparso di legni e radici, conchiglie ed altri residui. Le mangrovie si allineavano lungo entrambi gli argini del fiume, formando notevoli boschetti lungo la corrente e diventando più rade andando verso il mare. Sciami enormi di zanzare e di altri piccoli insetti si libravano sopra le selve di mangrovie situate più all’interno. Periophthalmus e granchi (violinista, eremita ed altro) abbondavano durante la bassa marea.
La “bocca” del fiume si allargava in una zona che cambiava velocemente da fondo fangoso e da acqua verde scuro, alle spiagge di sabbia bianca e coralli sminuzzati, con acqua limpida e spumeggiante.
Questi ricordi mi hanno portato a chiedermi quali avrebbero potuto essere la salinità dell'acqua e l'habitat adeguati per i miei Brachygobius?

Una ricerca in Internet [per esempio: www.webcityof.com/miff1017.htm] rivelerà che sono riconosciute attualmente nove specie di Brachygobius:

  1. Brachygobius aggregatus (Philippine Bumblebee)
  2. Brachygobius doriae (Doria's Bumblebee Goby)
  3. Brachygobius kabiliensis
  4. Brachygobius mekongensis
  5. Brachygobius nunus
  6. Brachygobius sabanus
  7. Brachygobius sua
  8. Brachygobius xanthomelas
  9. Brachygobius xanthozona

Le informazioni sul loro allevamento sono tuttavia sparse ed a volte discordanti.
Secondo le informazioni su Internet, il Brachygobius aggregatus richiede acqua con salinità più alta delle altre specie. Apparentemente, tutte le specie di Brachygobius gradiscono habitat fortemente ricchi di vegetazione. Mi sono domandato quale specie di Brachygobius avessi e quali piante fossero adatte al loro habitat?

I proprietari del negozio di animali dove avevo comprato i pesci non avevano idea della specie d’appartenenza dei Brachygobius che vendevano, e nessuna ne aveva nemmeno il loro fornitore. Secondo il fornitore, i loro allevatori e riproduttori di Brachygobius riconoscevano la loro ignoranza, riferendosi ai gobidi soltanto come “bumblebee goby, species unknown” (pesci ape, specie sconosciuta).

Varie fonti, spesso ripetute su Internet, dichiarano che i Brachygobius possono essere distinti tramite il conteggio delle spine e dei raggi della pinna anale, insieme ai disegni a strisce [esempio: www.aquariacentral.com/faqs/brackish/FAQ6.shtml].

Secondo quanto riferito, le specie che si incontrano più comunemente negli U.S.A. sono Brachygobius aggregatus (1 spina, 6 raggi), Brachygobius doriae (1 spina, 7 raggi) e Brachygobius xanthozona (1 spina, 8 raggi).

La migliore congettura a cui sono arrivato è che la specie in mio possesso fosse Brachygobius xanthozona. Le fasce nere non arrivavano sotto la pancia, la seconda pinna dorsale non era del tutto nera. Osservandone una dissezione grazie ad un microscopio, tuttavia, i conteggi dei raggi non si accordavano con quelli segnalati per il Brachygobius xanthozona. Due dei pesci esaminati avevano 1 spina ma apparentemente 9 e forse 10 raggi.
Inoltre, uno dei pesci morti nella fase iniziale sembrava leggermente differente dagli altri, avendo un aspetto più allungato, un disegno a strisce verticale d’aspetto differente dagli altri, frammezzato ogni tanto da spot, e con occhi più pronunciati. Forse l’allevatore originario dei pesci aveva un gruppo di Brachygobius di specie diverse mescolate tra loro, e attraverso riproduzioni trascurate si erano generati degli ibridi. Oppure, i pesci riprodotti dall’allevatore erano di qualità molto scarsa, e contenevano mutazioni che sono state selezionate. Altre considerazioni potrebbero essere gli effetti di una nutrizione troppo povera e dei parassiti.

La specie esatta dei Brachygobius è rimasta un mistero, così ho deciso di allevarli in acqua a salinità moderatamente bassa, con una densità di 1.004 ottenuta con sale marino sintetico.

Riguardo alla vegetazione più adatta, ho testato numerose piante che si dice crescano bene in acqua salmastra. Tuttavia, oltre alle specie di Myriophyllum ed al muschio di Giava (Vesicularia), nessuna delle piante comprate nei negozi di animali della zona è riuscita a sopravvivere in acqua dalla densità di 1.004. Queste includevano varie piante “nane” di Echinodorus e di Vallisneria. Alcune piante disponibili erano troppo grandi per la mia vasca da 40 litri.

Ho presto notato che dopo l'introduzione delle nuove piante nell'acquario si stavano sviluppando velocemente molte alghe filamentose su molte superfici della vasca, e che tali alghe erano ignorate dalle lumache. Gli sforzi per rimuoverle erano inutili. Un esame al microscopio mi ha rivelato che forse erano una miscela di due diversi tipi di alghe filamentose. La specie dominante potrebbe essere stata la spirulina.

Tuttavia, presto mi sono reso conto che vari organismi planctonici si nascondevano e prosperavano in mezzo alle alghe, compresi alghe verdi unicellulari, parameci, copepodi e rotiferi. Ancora, spesso i Brachygobius riposavano ed inseguivano prede in grandi ciuffi di alghe. Per concludere, mi sembrava che i Brachygobius occasionalmente mangiassero le alghe o qualcosa nascosto in esse.
Mangiano normalmente le alghe per le vitamine e le fibre, e costituiscono una parte normale della loro dieta?
Incerto della risposta, ho deciso di lasciare le alghe nella vasca. Attualmente, le alghe filamentose sono mantenute sotto controllo dagli anfipodi che vivono nella vasca, che pascolano sulle alghe soprattutto dopo che le luci si sono spente.

Riproduzione

Avendo investito così tante energie nei Brachygobius, mi sono domandato se potessero essere indotti a deporre le uova.

Per stabilire quali fossero le condizioni riproduttive adatte, la vasca originaria dei Brachygobius è stata in primo luogo trasformata in vasca dedicata alla loro specie. I guppy ed il Chanda sono stati rimossi, nessuno di loro si era dimostrato compatibile con i Brachygobius. In particolare, il Chanda era diventato prepotente e raramente permetteva agli altri pesci di entrare nel suo territorio, mentre i grandi guppy erano a volte aggressivi durante il momento del pasto; entrambi i pesci facevano concorrenza ai Brachygobius per mangiare il cibo vivo.

Le limitate informazioni disponibili lasciavano intendere che i Brachygobius potessero essere indotti a deporre abbassando la concentrazione ambientale di sale ed aumentando la temperatura, presumibilmente con lo scopo di imitare gli effetti della pioggia (durante la stagione delle piogge). Questo era però piuttosto sconcertante, poichè le stagioni delle piogge tropicali hanno solitamente l'effetto opposto sulla temperatura dell'acqua (la temperatura si abbassa). Infatti, le mie esperienze precedenti erano che pesci ben condizionati che, a quanto si suppone, depongono le uova durante la stagione delle piogge (come neon, barbi tigre, ram blu e pesci gioiello) potevano essere indotti facilmente a deporre le uova con cambi parziali con acqua a temperatura più bassa.

È risaputo che i pesci ben alimentati e condizioni adeguate dell'acqua e della temperatura sono essenziali per aver successo nella riproduzione. I miei pesci erano chiaramente robusti (e presumibilmente ben alimentati) entro fine settembre.

Ma c’era un grosso problema. Di cinque Brachygobius sopravvissuti, soltanto uno era una femmina, ed aveva la pinna caudale deforme. La pinna caudale deforme aveva un raggio o una spina lunga in modo anormale (ricordava quella di un portaspada (Xiphophorus helleri) maschio) e questo impediva la sua capacità di nuotare. Questo era dovuto all'ibridazione o ad una mutazione genetica?

Ho rimosso la femmina ed ho comprato 12 nuovi Brachygobius, che sono stati collocati in una vasca da 40 litri separata, per la quarantena ed il condizionamento. In un giorno, quattro hanno mostrato il problema nei movimenti osservato con il gruppo precedente ed erano morti. Gli otto restanti sono cresciuti robusti con una dieta di cibo vivo, si sono sviluppati rapidamente e sono risultati essere tutti maschi.
Per quanto ne sappia non è mai stato segnalato che nei Brachygobius avvenga un qualche cambiamento di sesso, così ho chiesto al proprietario del negozio di animali se i Brachygobius potessero essere sessati prima della vendita (una pratica corrente con altri pesci). Il proprietario mi ha risposto che con i Brachygobius era come azzeccare un terno al lotto.

Gli otto nuovi Brachygobius maschi crescevano bene ma erano particolarmente litigiosi, diversamente dal gruppo precedente. Questo era dovuto alla vicinanza di troppi maschi? Ho cambiato gli otto rimasti con altri 12 nuovi piccoli Brachygobius. Tre sono morti dopo due giorni. Il nuovo gruppo mi sembrava particolarmente malnutrito e infettato da qualche parassita, poichè si sfregavano costantemente contro le superfici dure. Li ho alimentati con mangimi vivi e li ho portati in più di una settimana ad una densità di 1.008, ho mantenuto l’acqua così per una settimana, quindi ho portato di nuovo l’acqua ad una densità di 1.004. Questo ha risolto il problema dello sfregamento; i pesci si sono sviluppati velocemente e questa volta, su nove pesci, due erano femmine dall’aspetto normale.

I maschi si distinguono dal loro profilo più snello, dal corpo più corto e da un leggero colore arancione che è visibile nella loro zona anteriore quando sono ben illuminati. I maschi di questo gruppo erano inoltre molto litigiosi, i quattro maschi più piccoli erano efficacemente costretti dagli altri in una piccola sezione d’angolo della vasca per gran parte del tempo.

All'inizio di dicembre del 2003, la vasca d’allevamento da 40 litri è stata allestita con acqua bio-condizionata e substrato, e l’ho approvvigionata con anfipodi per dare una fonte costante di cibo vivo. La vasca aveva il fondo costituito da corallo schiacciato, una roccia incrostata di conchiglie di cirripedi (barnacle), una grande pianta di Myriophyllum invasa dalle alghe filamentose; l'acqua era a 27°C. ed era illuminata fiocamente, con due lampadine da 15W. Allora ho inserito i Brachygobius ben condizionati (due femmine e tre maschi) nella vasca. In una settimana, ho cambiato i valori dell’acqua fino ad arrivare ad una salinità finale di circa un cucchiaino da tè di sale marino ogni 4 litri d’acqua. Per imitare il secco cambiamento di temperatura che si presenta con le piogge, il 15- 20% di ogni cambio d'acqua giornaliero veniva effettuato con acqua a 25°C. Questo con la speranza che la diminuzione della temperatura e l’abbassamento della salinità innescassero la deposizione. Durante questo periodo, i pesci nuotavano costantemente nella colonna superiore dell'acqua, particolarmente dove la corrente era più forte.

Alla fine della settimana, i maschi stavano mostrando un comportamento che sembrava preludere alla deposizione. Ondeggiavano vigorosamente, scivolando e nuotando sopra ed intorno alle conchiglie prescelte. Inoltre avevano le strisce nere più pallide del solito nei 2/3 posteriori dei loro corpi, erano diventati di un colore molto scuro nella terza sezione anteriore del loro corpo e, soprattutto, i loro corpi esibivano un pallore giallo-arancione quasi iridescente.
Talvolta si comportavano in modo estremamente eccentrico, dardeggiando su e giù per la colonna dell'acqua e perfino sbattendo con forza contro le pareti laterali e perfino contro il substrato del fondo della vasca, come se stessero cercando disperatamente di sfuggire ad un predatore.

Questo loro comportamento grottesco ha certamente attirato l'attenzione delle due femmine, che ho visto per caso accompagnare due maschi nei fori delle loro rispettive conchiglie numerose volte.

Mi aspettavo che, nel migliore dei casi, due maschi stessero custodendo le uova di due femmine, ma, cosa sconcertante, tutti e tre i maschi stavano custodendo la loro caverna. Forse non tutti stavano realmente custodendo una covata?
Ero riuscito ad osservare alcune uova ovoidali bianche sui lati e sul soffitto della parte interna di una conchiglia dopo una breve uscita del maschio (per scacciare un grande anfipode dalle vicinanze).

Un calcolo errato, tuttavia, ha causato la perdita dell’intera prima covata/e). Dalle informazioni trovate su Internet, avrei dovuto aspettarmi che le uova schiudessero dopo 5 - 10 giorni.
Verso la fine del quarto giorno dopo la deposizione delle uova, intendevo spegnere il filtro esterno e trasferire più tanti adulti possibile in una diversa vasca (sapendo che sarebbero potuti accadere episodi di cannibalismo). Mi aspettavo che i maschi avrebbero potuto essere recalcitranti a lasciare i loro nidi, e ci sarebbe stata la possibilità di poter rimuovere soltanto le femmine.

A causa di una settimana di lavoro particolarmente lunga, non avevo rimosso alcuni adulti dalla vasca di riproduzione, e dopo essere arrivato nella tarda serata del quarto giorno, ho scoperto che cinque adulti dal corpo molto arrotondato cacciavano attivamente alcuni avannotti dal nuoto molto lento che si trovavano nella colonna d'acqua sopra le conchiglie!
In quel momento, i pesci adulti ricordavano i coccodrilli sazi dopo aver banchettato con gli gnu, che avevo visto in un filmato in TV sulla fauna selvatica.
Le uova non erano più visibili e l'acqua sifonata nella zona dove avevo visto gli avannotti aveva reso soltanto due piccoli anfipodi. Nessun segno di avannotti sopravvissuti era presente nelle alghe filamentose e tra il Myriophyllum.

Che cosa era successo alle limitate cure parentali che si dicono caratteristiche di questo pesce? Le uova si erano schiuse più presto del previsto a causa della buona nutrizione/condizione e inoltre il periodo di cure parentali era durato meno? Come avevano potuto cinque pesci far piazza pulita di tanti avannotti (ammettendo che siano schiuse tre covate distinte)?

Durante la pulizia del filtro esterno, ho scoperto che numerosi avannotti (ormai morti) erano stati risucchiati ed intrappolati dal filtro. Questo ha escluso l’ipotesi improbabile di cinque pesci che mangiano tutti gli avannotti di tre covate separate in così poco tempo.

10 giorni più tardi, due maschi stavano custodendo di nuovo delle uova negli stessi fori delle conchiglie in cui avevano deposto le uova anche la volta precedente. Sapendo che le uova potevano schiudere in quattro giorni, le femmine sono state immediatamente spostate in una vasca separata con parametri simili dell'acqua.

Questa volta, le uova erano schiuse dopo tre giorni! Ancora una volta due maschi belli rotondi circondavano come falchi la zona sopra i nidi. I pesci avevano in effetti deposto le uova prima di quanto io avevo calcolato?
Un'osservazione fortuita mi ha portato ad una nuova rivelazione: un grande anfiipode stringeva un avannotto, presumibilmente mangiandoselo! Gli anfipodi si erano mangiati anche le uova?
Può essere imprudente mettere degli anfipodi nelle vasche per la riproduzione.

Facendo una digressione, avevo notato che, contro le mie aspettative, moina e copepodi non proliferano mai in grande numero nelle mie vasche d’accrescimento degli anfipodi, ed avevo sospettato che questi ultimi predassero la fauna planctonica. Effettivamente, quando erano presenti, predominavano i copepodi maschi che nuotavano velocemente, mentre le femmine che si spostavano più lentamente per via delle uova si vedevano raramente, il che suggeriva che gli anfipodi sono capaci di catturare la fauna più lenta a nuotare. Ho avuto soltanto un successo moderato con una co-coltura di ostracodi ed anfipodi; forse i gusci degli ostracodi erano in qualche modo protettivi.

Poiché non avevo idea di ogni quanto tempo i Brachygobius potessero deporre le uova senza rimetterci in salute, ho deciso di riportare l'acqua della vasca da riproduzione ad una salinità più alta, pensando che questo avrebbe fatto cessare le deposizioni e avrebbe concesso ai pesci del tempo per recuperare le forze. Ho pensato che avessero bisogno di un certo tempo le femmine per sviluppare nuove uova, ed i maschi per ricostituire le riserve di grasso necessarie durante la cura delle uova (quando mangiano raramente).

Per entrambi, femmine e maschi, l'acqua è stata riportata ad una densità1.004 in una settimana, ed i riproduttori sono stati quindi spostati di nuovo nella vasca d’allevamento, con gli altri Brachygobius. Le femmine presto erano diventate belle grasse, chiaramente piene di uova. Molti dei pesci ora erano distintamente territoriali. I due maschi più piccoli della vasca erano morti, uno con la pinna caudale completamente andata, uno con metà della pinna caudale andata e con evidenti severe lacerazioni nella zona pelvica. Troppi maschi adulti insieme in un piccolo spazio? All’opposto, le femmine sembravano essere ignorate dai maschi, al di fuori del periodo dell’accoppiamento. Finora, l'unica volta che i maschi erano stati aggressivi verso le femmine era quando le femmine si avvicinavano troppo alle tane dove erano custodite le uova.

L'isolamento e la crescita degli avannotti con successo

Le informazioni su Internet riguardanti i Brachygobius (postate sia da vari rivenditori che altre persone) indicano spesso che per il loro mantenimento in generale è preferibile un'illuminazione ridotta. Per fornire un riparo supplementare per la luce e come aiuto biologico per togliere le impurità dell'acqua, ho inserito della lemna in una nuova vasca d'allevamento, contente un cucchiaino da tè di sale marino ogni 4 litri circa d’acqua. Alcuni esperimenti precedenti mi avevano dimostrato che la lemna prosperava in quelle condizioni, ed inoltre avrebbe fornito nutrimento per gli anfipodi. Tuttavia, una ricerca su Internet mi aveva portato ad un interessante articolo di Tom e Pat Bridges sull'allevamento del Brachygobius nunus, accessibile a: [www.aquarticles.com].

In questo articolo, si consigliava di non mettere la lemna nelle vasche con avannotti di Brachygobius, i quali sembrano attaccarsi irreversibilmente alle radici della pianta. A seguito del loro consiglio, ho rimosso completamente la lemma dalla nuova vasca d'allevamento.

Questa volta (l'inizio di febbraio), ho inserito i pesci ben condizionati (due maschi e due femmine) ed anziché i gusci dei cirripedi, ho posizionato corti tubi bianchi di PVC (chiusi ad un'estremità) sul fondo della vasca, per fornire ripari e superfici per la deposizione delle uova (e per posizionare l'apertura per vedere facilmente le uova, così come per poterli rimuovere facilmente se avessi voluto far schiudere la covata altrove).
Il substrato consisteva in sabbia scura di quarzo. La sabbia era stata condizionata per parecchie settimane per diventare “sabbia viva” (contenente batteri denitrificanti e microrganismi compresi i rotiferi che sarebbero stati utili come alimento per gli avannotti). I valori dell'acqua erano come prima, benchè il filtro esterno fosse stato tolto, sostituito da uno con aeratore, più lento.

Ho inserito abbondanti moina (circa 1000 adulti) per fornire costante cibo vivo, con la speranza che quelle non mangiate si moltiplicassero, e tenessero sotto controllo le fioriture algali ed il boom di infusori. Per ridurre l'ammoniaca, ecc., aggiungevo giornalmente un condizionatore apposito. Prima dell’inserimento dei pesci, ho aggiunto un ml per ciascuno di colture concentrate di infusori (parameci, euglena e rotiferi) e una piccola quantità di alghe unicellulari (Selenastrum e Nannochloropsis), quel tanto che bastava per dare all'acqua un leggero colore verde.

Il motivo dell’aggiunta dei microrganismi a questo punto non era soltanto quello di fornire una fonte istantanea di cibo vivo per gli avannotti, ma anche quello di verificare un'ipotesi: in generale si dice che la presenza di microrganismi sicuri funga da stimolo secondario per la riproduzione di alcuni pesci, segnalando la disponibilità di cibo adatto ai propri avannotti. Inoltre speravo che le moina non predassero gli avannotti!

Anche se non ho osservato direttamente la deposizione, cinque giorni dopo i maschi stavano custodendo le uova. Le femmine sono state rimosse, ma i maschi sono stati lasciati a curare le uova. Ho aggiunto delle piante (Myriophyllum e muschio di Giava), presumibilmente prive di hydre e di altri organismi indesiderabili (provenivano dalle altre mie vasche) per fornire un riparo per gli avannotti.

Le uova si sono schiuse quattro giorni dopo che avevo visto per la prima volta i maschi che le custodivano, dopo di che ho rimosso anche i maschi. Gli avannotti, provenienti da due covate apparentemente sincrone, ora stavano nuotando nella loro propria vasca, ed ho valutato che fossero intorno ai 450 (più di quanto prevedevo).

Gli avannotti appena schiusi, presumibilmente di Brachygobius xanthozona, erano forse 2 mm di lunghezza, e nuotavano nella colonna d'acqua e appena sotto la superficie (un comportamento atipico per questa specie, che vive sul fondo). Erano quasi trasparenti, tranne i loro grandi occhi scuri, ed uno spot nero distinguibile nel corpo, e sembravano mangiare subito.
Ho aumentato un po’ la luce, perchè il fitoplancton mobile e gli altri infusori spesso si raggruppano in luoghi ben illuminati. Con aerazione delicata e costante, e senza filtrazione, aggiungevo infusori e microalghe due volte al giorno per le prime due settimane. Gli infusori erano costituiti da parameci e rotiferi, Selenastrum e Nannochloropsis, ed infine euglena (prelevata da uno stagno locale). Le Moina erano rimaste dal primo allestimento della vasca da riproduzione, e le ho lasciate proliferare, con il presupposto che le giovani moina avrebbero costituito una fonte primaria di cibo vivo quando gli alimenti più grandi non fossero ancora alla portata dei pesci in crescita.

Gli avannotti sembravano alimentarsi costantemente, e le perdite erano sorprendentemente trascurabili. Per completare l’alimentazione usavo anche i microworms, cominciando la seconda settimana, insieme a moina, copepodi setacciati e naupli di artemia salina.

I giovani hanno sviluppato le strisce come i loro genitori verso la fine della terza settimana, ed hanno cominciato a mostrare delle attività più legate al fondo. Per mantenerli lontani dal riscaldatore, ho aggiunto piante e rocce.

Durante questo periodo, effettuavo cambi d'acqua quotidiani del 10% con acqua pre-aerata, pretrattata con bio-condizionatoree portata alla temperatura di 27°C.

All’inizio della quarta settimana, la salinità dell'acqua era stata gradualmente portata ad una densità di 1.004, e dopo due settimane ho utilizzato un filtro a spugna.

La loro crescita mi è sembrata particolarmente pronunciata dopo che avevo aumentato la salinità dell'acqua, ma questo sarà un soggetto per ulteriori ricerche. Per concludere, ho notato che gli avannotti sembravano mangiare qualcosa sulla superficie del substrato di sabbia di quarzo. Un esame al microscopio ha rivelato che oltre ai rotiferi e all'altra microfauna, il substrato di quarzo conteneva vermetti piccoli e attivi. Anche se l'identità di questi vermi è attualmente sconosciuta, suppongo che i Brachygobius li mangiassero in aggiunta ai rotiferi e all'altra microfauna, e potessero costituire una parte importante della loro dieta.

Riassunto delle lezioni imparate

  1. I venditori possono non conoscere quali specie di Brachygobius vendono.
  2. Il buonsenso consiglia che per ridurre i rischi (come i parassiti) connessi con gli alimenti vivi raccolti in natura, è preferibile farne delle colture casalinghe. Gli anfipodi sono inseriti in vasca, dove è consentito loro di proliferare (e se necessario la coltura viene reintegrata) ed insieme vermi Grindal, naupli d’artemia salina alimentati con fitoplancton e blackworms, usati come dieta di base. Per variare la dieta ed in aggiunta, i Brachygobius sono alimentati inoltre con avannotti di guppy, alimenti planctonici (particolarmente copepodi) e forse, piccoli gamberetti (Mysidopsis bahia).
  3. Sulla base di variabili quali il tasso di crescita e l'aumento dell’attività, è probabile che questi pesci preferiscano vivere in acqua dalla salinità più alta di quella a bassa salinità dove avviene la riproduzione.
  4. Pesci ben alimentati, allevati in acqua con densità 1.004, deporranno facilmente le uova se viene abbassata la salinità dell'acqua. Le deposizioni possono susseguirsi ad intervalli di 7 - 10 giorni.
  5. In condizioni di salinità ridotta, a 27°C. e con i pesci ben condizionati, le uova possono schiudere dopo quattro giorni. Nota: I termometri utilizzati nelle mie vasche possono non essere molto esatti; in una prova, la lettura della temperatura, misurata con un termometro di alta qualità da laboratorio, era intorno ai 26°C. (anziché 27°C.).
  6. Sembra che i maschi non debbano essere accalcati tutti insieme!

Osservazioni recenti

Nelle prove comparative fatte con gli avannotti, un aumento della concentrazione di calcio nell’acqua di rubinetto (ottenuta aggiungendo kalkwasser) non è servito da sostituto sufficiente per il sale marino. In queste condizioni, gli avannotti si sono sviluppati ad un tasso più lento rispetto a quelli in acqua con sale marino. Non è sicuro se lo sviluppo più lento sia causato dal fatto abbiano bisogno degli oligoelementi che si trovano nel sale marino, o forse sia necessaria una concentrazioni di magnesio o un suo qualche rapporto ottimale con il calcio, considerando che il magnesio è un componente importante dell’acqua di mare.

L'aggiunta di un prodotto acidificante (Tetra Blackwater Extract) all’acqua della vasca d'allevamento ha avito come risultato la nascita di un più grande numero di avannotti (il 24 febbraio 2004) da una singola deposizione (circa 320). Per ridurre la concentrazione di carbonati, è stato utilizzato come substrato del quarzo (anziché il corallo sminuzzato). Non è ancora chiaro se il maggior numero di avannotti sia il risultato dell'aggiunta dell’estratto, o perché sono stati usati due pesci riproduttori bene condizionati maturi e con esperienza. Nota: nelle mie vasche, le alghe filamentose sembrano cominciare a crescere subito dopo l'aggiunta dell’estratto Tetra!

Non ho detto prima che qualcuno degli ultimi pesci comprati ha subito un arresto permanente della crescita. Anche quando li ho separati dai pesci forse dominanti e collocati in un’altra vasca, non sono diventati della stessa taglia degli appartenenti allo stesso gruppo. Presumo sia dovuto all’insufficiente alimentazione avuta precedentemente.

Un ultimo fatto merita alcune ulteriori osservazioni: È possibile che diano benefici occasionali dosi supplementari di iodio. Le prove con alcuni avannotti indicano che il loro sviluppo è più veloce quando viene aggiunto iodio all'acqua. Non è chiaro se gli effetti sono diretti (lo iodio potrebbe essere essenziale per sviluppo normale) o indiretti (cioè se lo iodio riduce lo sviluppo dei microrganismi nocivi).

Osservazioni finali

È sempre sconfortante comprare pesci denutriti, ammalati e indeboliti geneticamente. I proprietari dei negozi di pesci dovrebbero rifiutare volontariamente di vendere gli stock scadenti ed essere più sensibili ed attenti a questo riguardo. Purtroppo, almeno localmente, i bassi prezzi di molti pesci hanno come risultato un disincentivo economico affinchè i venditori si preoccupino eccessivamente; è troppo costoso per i venditori allevare pesci di qualità, ed i clienti sono disposti a sopportare perdite di pesci dovute al loro basso costo. È un peccato che molti considerino queste creature viventi soltanto come decorazioni viventi da gettare dopo l’uso.

Per completare il tutto, devo dare un riconoscimento al proprietario del negozio “low tech” (di bassa tecnologia) filippino di tanto tempo fa, che era in realtà più informato sui pesci che stava vendendo del commesso americano con l’esperienza di oggi, nel suo negozio “high-tech” (di alta tecnologia), pieno di ogni congegno moderno immaginabile per l'acquario. Dovrebbero essere i compratori a stare all’erta, o dovrebbero i commessi essere sinceri e dichiarare soltanto i fatti che conoscono in base alla loro esperienza?

Infine, deve essere imparato molto altro ancora sulla biologia di base di questi pesci. Per esempio, c’è una temperatura ottimale per lo sviluppo e la schiusa delle uova? La durezza dell'acqua influisce sulla schiusa delle uova? Sembra opportuno avviare un’associazione di riproduttori e un database genetico per stabilire correttamente l'identità della specie di Brachygobius, e per mantenere a lungo termine la purezza ed il vigore di questi pesci belli ed affascinanti. Sarebbe molto utile inoltre un libro di consultazione pratico...

© John A. Lednicky, Ph.D. - Aquarticles

Elenco delle Specie presenti nel sito e appartenenti al Genere

Brachygobius doriae - Foto © Hristo Hristov
Bumblebee goby, pesce ape
Aspettativa di vita: 5-8 anni
Dimensioni massime: 4.2 cm TL

E' tra le specie del genere Brachygobius più frequentemente presente nei negozi, anche se c'è moltissima confusione per quanto riguarda l'identificazione e la distribuzione naturale di questi pesci, etichettati come "pesci ape" e spesso comprati senza informarsi delle loro esigenze, non adatte a tutti gli acquari.

Temperatura in natura: 22 - 29°C.
Valori pH in natura: 8.0 - 8.5
Esemplare selvatico di Brachygobius nunus catturato in India meridionale © Hayath
Pesce ape
Aspettativa di vita: 5-8 anni
Dimensioni massime: 2.5 cm SL

Brachygobius nunus non è particolarmente comune nel commercio acquariofilo internazionale, ma il suo nome è ampiamente applicato erroneamente ad altre specie come Brachygobius doriae o Brachygobius sabanus, che possono dare una falsa impressione sulla sua disponibilità.

Brachygobius sabanus - Foto © Zhou Hang
Bumblebee goby, pesce ape
Aspettativa di vita: 5-8 anni
Dimensioni massime: 2.7 cm SL

Insieme a Brachygobius doriae è tra le specie del genere Brachygobius più frequentemente presente nei negozi, anche se c'è moltissima confusione per quanto riguarda l'identificazione e la distribuzione naturale di questi pesci, etichettati come "pesci ape" e spesso comprati senza informarsi delle loro esigenze, non adatte a tutti gli acquari.

Brachygobius xanthomelas da Bangka Island, Indonesia - Foto © Michael Lo
Bumblebee goby, pesce ape
Aspettativa di vita: 5-8 anni
Dimensioni massime: 2 cm SL

Questa specie è a volte disponibile nel commercio acquariofilo tra i "pesci ape", anche se spesso erroneamente identificata, e confusa con un membro non identificato del genere che non corrisponde a nessuna delle specie descritte.

Brachygobius xanthozonus - Foto © E. Naus
Bumblebee fish, Pesce ape
Aspettativa di vita: 5-8 anni
Dimensioni massime: 3.8 cm SL

Questa specie può essere considerata un enigma, in quanto il suo nome è stato ampiamente disatteso nella letteratura acquariofila per decenni. Non sembrano esistere immagini di esemplari vivi, e forse non è nemmeno mai stata esportata per il commercio acquariofilo.

Temperatura in natura: 25 - 30°C
Riferimenti
Riferimenti & Link
Aquarium salt:
Doc Wellfish's Aquarium Salt, Aquarium Pharmaceuticals, Inc., PA. DT's phytoplankton (Sycamore, Illinois).
FAFUSA
Florida Aqua Farms, Inc., USA, Dade City, Florida,
LFSC
L.F.S. Cultures, University, Mississippi Nutrafin Cycle, R. C. Hagen (USA) Corp., Mansfield, Ohio
Reed Mariculture
Inc., Campbell, California
Sea-salt:
Reef crystals, Aquarium Systems, Ohio.
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