• No ai pesci giganti in acquario
  • No ai pesci rossi nella boccia
  • I pesci pulitori non esistono!
  • No ai pesci colorati artificialmente
  • No ai pesci combattenti nei vasi
  • No alle tartarughe nelle mini vaschette

Paracheirodon innesi

(Myers, 1936)

E' uno dei pesci d'acquario più popolari e conosciuti, anche se la riproduzione massiva per il commercio acquariofilo ne ha indebolito molto la linea genetica e la salute.

Paracheirodon innesi - Foto di Bjarne Saetrang (aquadigital.net)

nome comune
Neon tetra
sinonimi
Hyphessobrycon innesi, Cheirodon innesi
etimologia

Paracheirodon: dal greco antico 'para' che significa ‘correlato, relativo a’, + 'cheir' che significa mano + 'odous' che significa denti, in riferimento alla particolare forma (a "mano") dei denti di questi pesci
innesi: dal nome dell'acquariofilo, autore, fotografo ed editore Wiliiam T. Innes (1874-1969).

dimensioni massime in natura
3.0 cm TL
aspettativa di vita
5 - 10 anni
aspettativa di vita in acquario
+ di 5 anni (Maughe)

Uno dei pesci più popolari e immediatamente riconoscibili in acquariofilia, è stato riprodotto selettivamente per la produzione di un certo numero di forme aggiuntive, tra cui albino, 'gold' (leucistico), a corpo corto, pinne lunghe e 'diamante' (in cui la superficie dorsale è ricoperta di squame riflettenti). Purtroppo anni di riproduzioni selettive commerciali hanno un po' colpito il vigore genetico del ceppo ornamentale, il che significa una sempre maggiore diffusione di difetti morfologici e cattiva salute, per cui è meglio fare molta attenzione quando si scelgono in negozio.
Come tutti i membri del genere, alcuni esemplari selvatici sono in possesso di un numero variabile di squame dorate/metalliche, che sono commercializzati come Paracheirodon innesi 'platinum' o 'gold', anche se sembra che questa condizione in natura sia causata da un parassita che stimola un aumentato deposito di guanina sulle squame.

E' anche una specie a rischio di una malattia comunemente nota come 'malattia dei neon' (NTD), così chiamata perché è stata diagnosticata nei neon, ma può effettivamente colpire molte altre specie. Si raccomanda pertanto di trascorrere del tempo osservando i pesci nella vasca del negozio e prendeteli solo se non presentano segni di irrequietezza, macchie bianche sulla pelle o non tendono a stare isolati dal gruppo, tutti i segni classici della malattia. La malattia dei neon è causata da un parassita microsporide, chiamato Pleistophora hyphessobryconis, ed è praticamente incurabile, una volta che ha raggiunto una fase avanzata. Le spore (stadio larvale) del parassita entrano nel pesce attraverso la bocca e scavano attraverso le pareti dell'intestino prima di stabilirsi nei muscoli. Qui producono cisti che provocano la rapida degenerazione del tessuto muscolare e lo sviluppo delle caratteristiche macchie bianche. Una volta che la malattia si diffonde il tasso di mortalità può essere molto alto, e l'unico modo per curare l'acquario è eliminare fisicamente tutti i pesci che presentino segni di infezione.
Sintomi simili possono essere osservati in una malattia comune causata dai batteri patogeni Flavobacterium columnare, spesso definita come 'malattia colonnare' o 'falsa malattia dei neon' e può essere trattata con successo con prodotti antibatterici, il che significa che vale sempre la pena di isolare subito e trattare i pesci che mostrando sintomi di NTD, in quanto si può curare se causata dal batterio.

Paracheirodon innesi può essere distinto dai suoi congeneri Paracheirodon axelrodi e Paracheirodon simulans grazie alla seguente combinazione di caratteri, seguendo Weitzman e Fink (1983): premascella in possesso di una singola riga (i denti anteriori possono talvolta dare l'apparenza di due file) di 5-7, raramente 8, denti aventi non più di 3 cuspidi ciascuno; mascella con 2-3 denti aventi non più di 3 cuspidi ciascuno; dentario con non più di 3 cuspidi ciascuno; rastrelli branchiali ventrali 10-11, di solito 11; squame nella linea laterale 3-6, di solito 4-5; pigmentazione rossa sul corpo che non si estende anteriormente alla base della pinna pettorale.

Per gli acquariofili forse sono più utili le sottili differenze nel disegno della livrea, con Paracheirodon innesi che è diverso da Paracheirodon axelrodi in quanto è in possesso di una pigmentazione relativamente meno rossa sul corpo, una striscia blu laterale più stretta che si estende meno posteriormente, e una linea bianca sulla pinna anale più distinta. Differisce da Paracheirodon simulans in quanto è in possesso di una banda laterale più blu (vs. più tendente al verde) che si estende solo fino alla pinna adiposa (vs. che si estende fino alla base della pinna caudale), una maggiore quantità di pigmentazione rossa sui fianchi e macchie bianche sulla pinna anale più distinte.

La storia tassonomica di tutte e tre le specie ora comprese nel genere Paracheirodon è complicata, infatti gli autori precedenti, come Géry (1960, 1977) tendevano a includerli in generi separati: Hypessobrycon simulans, Cheirodon axelrodi e Paracheirodon innesi, rispettivamente; questa classificazione si basava per lo più sulla morfologia dentale seguendo il sistema proposto da Eigenmann (1915).
Altri, come Madsen (1975) collocavano sia Paracheirodon axelrodi che Paracheirodon simulans nel genere Cheirodon, mentre van Ramshorst (1981) includeva in quest'ultimo genere anche Paracheirodon innesi. Sono stati Weitzman e Fink (1983) a fornire la prima prova per la monofilia di Paracheirodon, contenente tutte e tre le specie, per via di un certo numero di caratteri osteologici più il loro distintivo disegno della livrea, costituito da una intensa striscia laterale blu o blu-verde, densa pigmentazione rossa sul corpo limitatamente alla parte ventrale fino alla striscia laterale, e una striscia di cromatofori marrone scuro o nero alla base ed estesa dorsalmente alla striscia laterale.

All'interno del sistema del Rio Purus sembrava essere stata scoperta una quarta specie di Paracheirodon, ritrovata in un unico luogo, il canale principale che entra nel Rio delle Amazzoni a monte del Rio Negro, ma attualmente non sono disponibili ulteriori informazioni.

I rapporti più stretti del genere Paracheirodon all'interno della famiglia Characidae non sono ancora stati pienamente confermati, con il raggruppamento considerato incertae sedis dalla maggioranza degli autori recenti. In base ai risultati ottenuti nell'analisi filogenetica molecolare da Oliveira et al. (2011) sembra che Paracheirodon axelrodi sia più strettamente legato ad alcune specie del genere Hyphessobrycon (in particolare Hyphessobrycon equesHyphessobrycon megalopterus) tra tutte quelle incluse nello studio.

La funzione della striscia laterale blu intenso delle specie di Paracheirodon potrebbe essersi evoluta come strategia per sfuggire ai predatori, secondo l'ipotesi di Ikeda e Kohshima (2009) pubblicata a seguito di uno studio diretto sul campo dei pesci nei torrenti d'acqua nera nei pressi di Requena nell'Amazzonia peruviana, più l'osservazione di esemplari selvatici in acquario in condizioni diverse. I ricercatori hanno scoperto che la colorazione brillante della striscia laterale in Paracheirodon innesi è meno evidente in acqua nera, tranne quando viene osservata da un angolo limitato di circa 30° sopra l'orizzonte, e che questo potrebbe aiutare a confondere i predatori per via delle immagini speculari della banda luminosa proiettate sulla parte inferiore della superficie dell'acqua. Mentre la maggior parte dei caracidi che mostra un disegno della livrea a righe sui fianchi è in possesso di una striscia laterale di colore scuro con una striscia dorsale più chiara, questo disegno è invertito nelle specie del genere Paracheirodon; questo può essere un adattamento per la proiezioni di tali immagini speculari.
I pesci sono anche in grado di cambiare in una certa misura l'intensità della loro colorazione, diventando più chiara in condizioni di elevata luminosità con substrato e/o sfondo chiaro e acqua limpida, e più scuro con una striscia laterale viola di notte, e anche questo può essere una risposta progettata per renderli meno visibili.

distribuzione

Sudamerica: torrenti tributari del fiume Solimões in acque nere o in acque chiare.

habitat

Ambiente: pelagico; acqua dolce; Clima: tropicale
In genere abita corsi d'acqua forestali e affluenti minori, piuttosto che il corso dei canali principali con acqua bianca e torbida. L'acqua è tipicamente acida, di durezza carbonica e conducibilità trascurabili e di colore brunastro a causa della presenza di sostanze umiche rilasciate dalla decomposizione della materia organica; anche se è stato anche raccolto in habitat contenenti acqua chiara e trasparente. Il substrato tende ad essere coperto di rami caduti, radici di alberi e lettiera di foglie, e in alcuni habitat possono essere presenti anche piante acquatiche.

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temperatura in natura
20 - 26°C
valore pH in natura
5.0 - 6.5
valori acqua in natura
dH: 1.0 - 5.0
allevamento

Dimensioni minime della vasca: 100 cm di lunghezza per un gruppo di minimo 10 individui.
L'allevamento generalmente non presenta molti problemi, anche se è necessaria un po' di attenzione, in quanto i pesci in commercio spesso sono raccolti in natura e possono essere sensibili alle malattie, specialmente dopo lo stress post-importazione. L'ideale sarebbe un allestimento dal look naturale, molto piantumato, comprendente un substrato di sabbia più alcune radici, legni e rami. L'aggiunta di un po' di lettiera di foglie secche (faggio, quercia o foglie di mandorlo Ketapang) sottolinea ulteriormente la sensazione naturale e favorisce la crescita di utili colonie microbiche mano a mano che avviene la decomposizione. Sono molto utili sia perché possono fornire una preziosa fonte di cibo secondario per eventuali avannotti, sia perché la maggior parte dei pesci potranno apprezzare i tannini e altre sostanze chimiche rilasciate dalle foglie in decomposizione. Le foglie possono essere lasciate nell'acquario fino a che non si sono decomposte completamente, o rimosse e sostituite ogni poche settimane. Se si alleva una popolazione proveniente da acqua nera, per acidificare ulteriormente l'acqua si possono usare pignette di ontano, o somministrare co2, non c'è alcun bisogno di utilizzare torba naturale, la cui raccolta è sia insostenibile che ambientalmente distruttiva.

Questa specie sembra stare meglio in condizioni di illuminazione piuttosto fioca, ma è possibile aggiungere specie di piante acquatiche che possono sopravvivere in tali condizioni, come Microsorum, Taxiphyllum o Cryptocoryne spp., sono apprezzate anche macchie di vegetazione galleggiante, come Ceratopteris sp. E' anche molto sensibile alle fluttuazioni o al deterioramento delle condizioni dell'acqua, e non dovrebbe mai essere inserito in acquari biologicamente immaturi.

Comportamento e compatibilità: generalmente è pacifico con le altre specie, ed è un pesce di comunità ideale sempre che si scelgano con cura i coinquillini; può essere allevato insieme a caracidi di dimensioni simili, gasteropelecidi, lebiasinidi, i callictidi o loricaridi più piccoli e non predatori, ciclidi di piccole e medie dimensioni. E' gregario e in natura vive in grandi banchi, il che significa il minimo acquisto consigliato è di 8-10 esemplari, dal momento che i pesci saranno meno timidi e mostreranno un comportamento più interessante.

alimentazione

L'alimentazione è basata su vermi, piccoli insetti, crostacei e vegetali.

  • Specie che deve vivere in gruppo
  • Nonostante sia una specie facilmente riprodotta in cattività, talvolta sono presenti in commercio stock provenienti dalla cattura in natura: chiedete al negoziante se i pesci che state per comprare sono d'allevamento o di cattura.
comportamento riproduttivo
Specie ovipara. Non si cura delle uova e degli avannotti.
dimorfismo sessuale
Le femmine sessualmente mature hanno normalmente un corpo notevolmente più rotondo dei maschi, e diventano anche leggermente più grandi
riproduzione

Per ottenerne la riproduzione in cattività avrete bisogno di impostare un acquario dedicato, se volete aumentare il numero di avannotti sopravvissuti. L'acquario per la riproduzione dovrebbe essere molto poco illuminato, e contenere ciuffi di piante a foglie fini come muschio di Giava o anche mop, per dare ai pesci un posto dove deporre le uova. In alternativa si potrebbe coprire la base dell'acquario con un qualche tipo di rete con le maglie abbastanza grandi da far passare le uova, ma abbastanza piccole da non far passare gli adulti. L'acqua deve essere tenera e acida nell'intervallo pH 5.5-6.5, gH 1-5, con una temperatura di circa 27-29°C. Un piccolo filtro in spugna ad aria che vada molto dolcemente è tutto quello che serve in termini di filtrazione.
I Paracheirodon axelrodi possono essere fatti riprodurre in un gruppo, con una mezza dozzina di esemplari di ciascun sesso. Vanno condizionati con un sacco di piccolo cibo vivo e la deposizione delle uova non dovrebbe presentare troppi problemi. Gli adulti possono essere rimossi una volta che si notano le uova, o in un serbatoio molto fittamente piantumato possono essere lasciati in situ e sifonare via dalla vasca ogni avannotto appena si nota.
In termini di produttività, è meglio farli riprodurre in coppia. In questo modo i pesci vanno condizionati in gruppi di maschi e femmine in acquari separati, o attraverso l'uso di un divisore. Quando le femmine sono notevolmente piene di uova ed i maschi mostrano i loro migliori colori, selezionare la femmina più rotonda e il maschio più colorato, e trasferirli nella vasca da deposizione in serata. Dovrebbero deporre durante la notte, spesso intorno a mezzanotte, e sono stati osservati farlo anche se le luci dell'acquario sono accese, esibendo comunque il loro colore notturno per tutto il tempo. Se le uova sono compaiono dopo un paio di giorni è meglio rimuoverli e provare con un'altra coppia.
In entrambi i casi gli adulti mangiano le uova se ne viene data loro la possibilità, e devono essere rimossi al più presto, non appena si notano le uova. Queste si schiudono in 24-36 ore, e gli avannotti raggiungono il nuoto libero circa 3-4 giorni dopo.
Devono essere alimentati con un alimenti tipo infusori per i primi giorni, fino a quando sono abbastanza grandi per accettare microworm e naupli d'artemia. Le uova e gli avannotti sono sensibili alla luce nelle prime fasi della vita, e se possibile l'acquario dovrebbe essere tenuto al buio,

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