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Allevare correttamente Dichotomyctere (Tetraodon) nigroviridis (A. Degl'Innocenti)

Dom, 01/Giu/2008 - 00:00
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Tra i più celebri pesci palla in acquariofilia, il green-spotted puffer (ora Dichotomyctere nigroviridis), per il suo aspetto peculiare ed attraente, cattura spesso l'attenzione dei neofiti; in realtà si tratta di un pesce difficile, riservato agli acquariofili più esperti e motivati. Classificazione e metodo di allevamento sono da lungo tempo, almeno tra semplici appassionati, aspramente dibattuti.

Articolo di Andrea Degl'Innocenti tratto dal sito dell'Associazione naturalistica e divulgativa Neptunalia, che intende raccogliere e divulgare tutto quel che c’è da sapere sul mondo dell’acquariofilia e terraristica, con tono rigorosamente scientifico ma con sguardo da veri appassionati. Il sito dell'associazione non è più online, dal 2012 purtroppo ha cessato le sue pubblicazioni come rivista d'acquariofilia e terrariofilia sul web, per ora esiste ancora la loro pagina di Facebook.

Tetraodon nigroviridis intento a nutrirsi di un gremignolo (larva di Zapotes morio) - Foto di Diego Pecori (Neptunalia)

Tra i più celebri pesci palla in acquariofilia, il green - spotted puffer, per il suo aspetto peculiare ed attraente, cattura spesso l'attenzione dei neofiti; in realtà si tratta di un pesce difficile, riservato agli acquariofili più esperti e motivati. Classificazione e metodo di allevamento sono da lungo tempo, almeno tra semplici appassionati, aspramente dibattuti.

Posizione Sistematica

Piccola nota tassonomica: anche se nell'articolo permane la vecchia denominazione, dopo la revisione di Kottelat del 2013, i Tetraodon biocellatus sono diventati Dichotomyctere ocellatus

L’ordine dei Tetraodontiformi, a diffusione cosmopolita, comprende pesci istrice, pesci scatola, pesci luna, pesci palla: conta circa 320 specie prevalentemente marine, perlopiù accomunate dalla potenza della dentatura, dalle forme tozze del corpo, dall’assenza di scaglie della cute che è però provvista di spine dermiche, placche o scudi ossei talora fusi in una corazza. La linea laterale può essere presente o assente, talora è multipla. La vescica natatoria è presente, tranne nei molidi.

I Tetraodontidi rappresentano una delle 10 famiglie dell’ordine, e sono volgarmente noti come pesci palla; si conoscono 121 specie appartenenti a 19 generi diversi. I tetraodontidi differiscono dai diodontidi (pesci istrice) per l’assenza di grosse spine dermiche e per la presenza di 4 denti separati anziché uniti a due a due in placche mascellari.

Per anni Tetraodon nigroviridis De Procè 1822 è stato venduto sotto il nome di Tetraodon fluviatilis Hamilton 1822, nome in realtà appartenente ad una specie affine, raramente allevata in acquario e nota come Ceylon puffer; T. fluviatilis presenta una livrea più uniforme e più chiara, comunque eventuali confusioni non comportano problemi di gestione inadeguata da parte dell’acquariofilo, in quanto le necessità ambientali delle due specie sono simili.

Un’altra specie congenere, T. biocellatus, può essere agevolmente distinta da T. nigroviridis per la presenza nel primo di macchie circolari sul peduncolo caudale che gli hanno valso il nome volgare di figure - eight puffer.

I nomi comuni che identificano T. nigroviridis sono, tra gli altri: pesce palla d’acqua dolce (nome, in verità, poco corretto), green - Ceylon puffer, ed il già citato green - spotted puffer.

Descrizione

T. nigroviridis è uno dei pesci palla più allevati in acquario. Il corpo è claviforme, con testa grande e occhi sporgenti, distanziati ed indipendenti tra loro nei movimenti; riflettono la luce, assumendo colori che vanno dal verde, al blu, al viola.
Esso presenta una livrea, peraltro molto variabile a seconda dell'umore e dello stato di salute, costituita dorsalmente da una serie di macchie nere circolari (talora riunite in piccole bande) su fondo ulivaceo, mentre ventralmente il pesce si presenta generalmente bianco; sulla fronte si evidenzia una vistosa macchia giallo/verde di forma romboidale, che gli ha valso il nome volgare di green - spotted puffer, evidente se il pesce è in buona salute. I cambi di colorazione sono controllati dalla pars intermedia dell’ipofisi. Comunque, con la senescenza, tutti i colori della livrea si fanno più opachi.

Negli esemplari sani di green spotted - pufferfish, il ventre appare generalmente bianco - Andrea Degl'Innocenti (Neptunalia.it)

Negli esemplari sani di green spotted - pufferfish, il ventre appare generalmente bianco
Foto di Andrea Degl'Innocenti (Neptunalia)

 

Come negli altri pesci palla, sono evidenti quattro denti fusi a costituire una sorta di becco con cui l'animale frantuma le coriacee difese degli organismi di cui si nutre (bivalvi, gasteropodi, crostacei); essendo tali denti in continua crescita, si provveda anche in cattività a fornire alimenti di una certa consistenza: si eviterà così un'eccessiva crescita del "becco", che costringerebbe l'animale ad una sorta di perenne sbadiglio.

Le pinne si presentano incolori, o al più con poco evidenti maculature nere, che, nel crescere, si fanno più evidenti, soprattutto alla base della pinna caudale. A fornire la spinta per la locomozione è un movimento laterale alternato della pinna anale e di quella dorsale (piuttosto arretrata), coadiuvate dall'incessante moto delle pinne pettorali. Il peduncolo caudale, molto mobile, funge da timone assieme alla caudale; tale metodo di spostamento, esclusivo dei pesci palla, permette anche una curiosa "marcia indietro". Mancano le pinne ventrali e gli opercoli branchiali.

La pelle è priva di squame e presenta piccole asperità difficili da notare se il pesce non ha assunto turgore: la particolare anatomia che lo contraddistingue, infatti, permette al pesce di incamerare aria o acqua acquisendo una forma quasi sferica, che ostacola fisicamente la predazione e basisce l'aggressore. In tale atteggiamento, l'animale può galleggiare portato dalla corrente. Possono passare ore prima che il corpo torni rilassato: il gonfiarsi (soprattutto con aria) è infatti una risposta estrema, che danneggia le strutture interne; è quindi vivamente sconsigliato indurre un pesce palla a gonfiarsi. Il rigonfiamento avviene ad opera di un sacco dilatabile, una plica tegumentaria annessa allo stomaco in grado di espandersi rapidamente se il pesce assume aria o acqua per deglutizione; il corpo torna rilassato quando l’animale contrae la muscolatura ventrale.

Nei pesci istrice le spine cutanee sono assai più evidenti rispetto ai pesci palla; nella foto Cyclichthys spilostylus - Foto di Carlo Terreni (Neptunalia.it)

Nei pesci istrice le spine cutanee sono assai più evidenti rispetto ai pesci palla; nella foto Cyclichthys spilostylus - Foto di Carlo Terreni (Neptunalia)

 

Altri adattamenti anatomici dovuti a questa singolare risposta difensiva sono la parziale atrofia della muscolatura ventrale, l’assenza di costole e, come già menzionato, di pinne pelviche. Il pesce è anche in grado di “soffiare” acqua sulla sabbia per scoprire le prede sul fondo ed agevolare così la predazione.

La pelle e gli organi interni di T. nigroviridis sono tossici: nei tessuti è infatti presente una potente neurotossina nota come tetrodotossina, o TTX, che alterando la conduttanza per il sodio causa paralisi e arresto cardiaco; ogni anno sono molti i morti tra i popoli del sud-est asiatico (patria di questo pesce), che si cibano di specie affini, definendole generalmente fugu.

Le dimensioni massime raggiunte in acquario si aggirano sui 10 cm, ma pare che in natura questo pesce palla raggiunga e superi i 17 cm.

La tetrodotossina

tetrodotossina

Modello bidimensionale della tetrodotossina - Andrea Degl'Innocenti (Neptunalia)

La tetrodotossina agisce bloccando il canale per il sodio a controllo di voltaggio (TTX – s Na+ channel): tale canale è un’importante proteina coinvolta nella produzione di segnali bioelettrici da parte del sistema nervoso; la morte avviene per arresto respiratorio, cagionato dalla paralisi del diaframma. Comunque la tossicità dei tessuti viene meno in cattività, perché le tossine sono assunte con la dieta in natura.

I veri produttori della TTX sono infatti varie specie di batteri tra cui Pseudoalteromonas tetraodonis, alcuni ceppi di Vibrio sp. ed alcuni di Pseudomonas sp..

Un pesce dal genoma compatto

Vale la pena ricordare che T. nigroviridis detiene un primato che lo rende assai importante per gli studi di genetica: esso infatti sembra essere il vertebrato dal genoma (sequenza di basi azotate del DNA) più compatto; basti pensare che un genoma umano misura circa 3.200.000.000 bp (coppie di basi azotate) contro le sole 350.000.000 bp di questo pesce.

Un pesce assai noto agli acquariofili, Danio rerio (danio zebra o juventino), presenta un genoma di 1.600.000.000 bp, dunque assai più vicino all’uomo che a T. nigroviridis. Lo studio di sistemi genetici semplici è importante per indagini comparative con genomi più complessi, come quelli dei mammiferi. Inoltre, i tetraodontidi in genere costituiscono un modello eccellente per studi riguardanti l’evoluzione nel tempo dei genomi.

Habitat

L’areale di distribuzione della specie si estende dalle Filippine all’India, e comprende lo Sri Lanka (ex Ceylon). Ambienti d’elezione sono i mangrovieti e le foci dei fiumi, ove l’acqua dolce incontra quella marina.

T. nigroviridis è infatti un pesce eurialino, capace cioè di tollerare, e persino apprezzare, ampie variazioni di salinità; gli individui giovani tendono a trattenersi in acqua dolce, tuttavia crescendo manifestano la tendenza a spostarsi in zone d’estuario, talora spingendosi fino al mare.

Etologia

La particolare conformazione che lo contraddistingue permette al pesce una serie di comportamenti peculiari, oltre a quello già trattato dell’aumento volumetrico a scopo difensivo; l’ampia mobilità del peduncolo caudale, infatti, consente a T. nigroviridis di ruotare su se stesso prima di adagiarsi sul fondo.

Il corpo riesce anche ad assumere una forma raccolta, con la coda ripiegata di lato; anche tale postura ha significato difensivo. E' un pesce solitario e territoriale, tuttavia in gioventù manifesta comportamenti sociali.

Caratteristica comune a tutti i tetraodontidi è poi la notevole intelligenza: spesso infatti essa si manifesta all’acquariofilo durante la somministrazione del cibo, quando ogni preda è osservata con circospezione, o quando ci si rende conto della curiosità con cui innegabilmente questi pesci osservano ciò che accade all’esterno della vasca.

Allevamento in acquario

Le scuole di pensiero per la gestione di T. nigroviridis in acquario sono spesso discordanti. Anche se si rivela spesso capace di sopravvivere per lungo tempo in acqua dolce, è caldamente consigliabile l'acclimatazione degli esemplari appena acquistati (quasi sempre giovani) in acqua moderatamente salmastra (densità pari a 1003 - 1004 Kg/m3), per poi aumentare la concentrazione di sali (sono idonei quelli per gli acquari marini) in misura non superiore a 0001 Kg/m3 a settimana; la densità definitiva dovrebbe variare tra 1012 e 1018 Kg/m3. Salti di concentrazione salina sono da considerarsi addirittura salutari per questo pesce.

E' possibile anche mantenere i propri individui in acquari marini, se lentamente abituati: questi pesci infatti mostrano di tollerare le condizioni di un marino molto meglio di quelle di un acquario completamente dolce.

Il filtraggio dovrebbe essere potente, meglio se per mezzo di un filtro esterno a cestello. In acqua marina è consigliabile l'uso dello schiumatoio: questo animale è infatti sensibile ad alti valori di nitrati in soluzione, ed emette copiose deiezioni; inoltre, nutrendosi prevalentemente di animali vivi, spargerà disordinatamente brandelli di cibo nel mezzo acquoso, che risulterà fortemente inquinato.

Per quel che concerne l'arredamento, è consigliabile un ambiente roccioso e spartano: questo perché T. nigroviridis si presenta come un animale estremamente curioso, che da un lato ama esplorare ogni anfratto dell'acquario, e dall'altro assaggia e attacca qualsiasi cosa attiri la sua attenzione. In particolare, è importante di tanto in tanto variare un po’ la disposizione delle rocce: se annoiati, infatti, questi pesci ondeggiano in alto e in basso col muso contro un vetro dell’acquario, perpetrando questo comportamento per delle ore; in acquari aperti, se a disagio, possono giungere a saltare fuori. Non sono rare nemmeno le forti e sonore testate sulle pareti. Comunque, c’è da dire che tali comportamenti sono fortemente attenuati in vasche adeguatamente capienti.

Almeno in teoria, si possono ospitare delle piante, certamente gradite ai pesci per l’ossigeno che apportano e per i rifugi che offrono; purtroppo però in concreto non esistono in commercio specie erbacee che tollerino densità superiori a 1004 – 1005 Kg/m3. Tra le più adattabili si segnalano Microsorium pteropus (felce di Giava) e Vesicularia dubyiana (muschio di Giava). In condizioni marine invece sono tranquillamente ospitabili un po’ tutte le macroalge, come Caulerpa spp. o Halimedia tuna.

La soluzione di gran lunga preferibile, qualora lo spazio lo consenta, è l’allestimento di una grande vasca a mangrovieto, illuminata da potenti lampade HQI e HQL, la cui luce sia smorzata dalle fronde delle mangrovie stesse. Se non si opta per quest’ultima soluzione, i normali tubi fluorescenti T8 sono più che idonei ad illuminare questo tipo di acquario.

Nel disporre l’arredamento dell’acquario bisognerà tenere in considerazione che i pesci palla tendono a nuotare ad ogni livello della colonna d’acqua. Per quanto riguarda la dieta sono sconsigliabili i cibi secchi in generale, perché spesso snobbati dopo pochi morsi e perché poco idonei alla conformazione della bocca di questi pesci; si può tentare una saltuaria somministrazione di mangimi liofilizzati, soprattutto krill, e surgelati, magari arricchiti con preparati polivitaminici. Ad ogni modo la componente principale dell’alimentazione sarà costituita da cibo vivo o comunque fresco: pezzetti di pesce, strisce di cuore di bue, insetti (ottimi i grilli), mitili sgusciati, gamberetti, ma soprattutto chiocciole; in particolare Planorbis spp., Limnea spp., Melanoides spp., si prestano bene ad essere allevate in gran quantità per la nutrizione dei pesci palla, e devono essere somministrate con ancora la conchiglia perché possano essere triturate dai potenti denti del pesce. Molto spesso si consiglia di fornirle ai propri esemplari in un numero di volte non inferiore alle 2 per settimana, onde prevenire la crescita eccessiva del “becco”.

Altri mangimi vivi, facilmente reperibili nei negozi di caccia e pesca, sono lombrichi, camole e gremignoli: i lombrichi siano somministrati con parsimonia, perché eccessivamente grassi da un punto di vista nutrizionale, e si facciano spurgare bene prima di immetterli nell’acquario; le camole e i gremignoli tendono a sporcare molto l’acqua ma in compenso, potendo essere somministrati anche allo stadio di pupe, svolgo la medesima azione di usura sui denti dei gusci delle chiocciole.

C’è chi consiglia di integrare la dieta con dei vegetali; tale posizione appare però opinabile, visto che la maggior parte degli individui si limita a qualche sbocconcellata su piante o alghe eventualmente presenti in vasca, motivata dalla già citata curiosità della specie, più che da un reale appetito.

Per quanto riguarda la taglia delle prede offerte, si nota presto che sovente le più piccole vengono ignorate in favore di altre che magari a prima vista sembravano all’acquariofilo eccessivamente grandi: ne consegue che la frequenza dei pasti, rispetto alle 2 – 3 somministrazioni giornaliere necessarie al benessere della maggior parte degli altri pesci tropicali, sarà abbastanza ridotta; da una singola somministrazione al giorno per gli esemplari giovani si giunge a non più di 5 pasti alla settimana per i soggetti completamente sviluppati.

E’ normale, dopo un lauto pasto, osservare nei propri pesci un pronunciato gonfiore nella zona ventrale; spesso, un green - spotted puffer in piena digestione si adagia sul fondo.

Va da sé che un tale regime alimentare obbliga l’appassionato a frequenti e robusti cambi d’acqua.

I parametri ottimali per l'allevamento di questo pesce sono i seguenti: V della vasca = 80 l per individuo, perché questi pesci si muovono quasi senza sosta; il movimento dell'acqua può essere anche intenso, ma senza getti di ritorno in vasca eccessivamente potenti, poiché T. nigroviridis non può certo essere considerato un veloce nuotatore; T = 25 - 26° C; pH ~ 7; NO2- = 0 mg/l; NO3- < 15 mg/l; densità = 1012 - 1018 Kg/m3; tali valori rendono sconsigliabile questo pesce ai neofiti dell'acquariofilia.

Ovviamente, è auspicabile che in vasca non siano presenti altri animali oltre ai pesci palla: troppo spesso si introducono questi pesci in acquari di comunità come divoratori di lumachine infestanti, lavoro che peraltro svolgono egregiamente; tuttavia le doti di predatori, unite alla spiccata territorialità, li rendono decisamente pericolosi per molte specie, le cui pinne sarebbero mordicchiate incessantemente. Del resto, le particolari condizioni ambientali richieste da T. nigroviridis riducono notevolmente lo spettro dei possibili coinquilini.

Riproduzione

In questa specie il dimorfismo sessuale è davvero poco accentuato: soltanto in periodo riproduttivo, la femmina sarebbe riconoscibile dal ventre più gonfio e dalle maggiori dimensioni rispetto al maschio. Riprodurre in cattività T. nigroviridis è un’impresa tutt’altro che facile, riuscita molto raramente in grandi acquari salmastri. Pare che l’evento possa essere favorito da un innalzamento della temperatura accompagnato da una lieve acidificazione dell’acqua.

La femmina depone un massimo di circa 300 uova su substrato liscio; la prole, per i primi giorni di vita, resta immobile sul fondo. Successivamente, riassorbito il sacco vitellino, gli avannotti iniziano a muoversi, ed allora si possono nutrire con naupli d’artemia: l’accrescimento dei giovani nati sembra però essere piuttosto difficoltoso.
Si segnalano cure parentali da parte del padre.

Patologie

Un T. nigroviridis debilitato presenta colorazione molto scura, pinne chiuse, ventre concavo, respirazione accelerata, peduncolo caudale appiattito contro un fianco. In particolare questo animale si mostra suscettibile ad elevate concentrazioni di composti azotati, ed a molti medicinali per pesci, come il blu di metilene.

Inoltre, essendo la totalità dei soggetti provenienti da prelievi in natura, si assiste ad una grave incidenza di ictio o altre parassitosi, imputabili più agli errori di stabulazione che alla vulnerabilità di questo pesce palla: se ben tenuto, infatti, esso può raggiungere e superare la ragguardevole età di dieci anni.

Bibliografia

http://www.genoscope.cns.fr/spip/
Tetraodon nigroviridis, a fish with a compact genome, Consortium nationale de recherche en genomique (CNRG)
Velenosi, coriacei, ma teneri e curiosi
M. Lodola e M. L. Tani.

© Andrea Degl'Innocenti (Associazione naturalistica e divulgativa Neptunalia)

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Specie nel sito
Dichotomyctere nigroviridis (ex Tetraodon nigroviridis) - Foto © Guérin Nicolas (Wikipedia)
Green puffer, Pesce palla
Aspettativa di vita: 15 - 20 anni
Dimensioni massime: 17.0 cm TL

Meglio conosciuto con il vecchio nome di Tetraodon nigroviridis, è uno dei pesci palla d'acqua salmastra più diffusi in commercio, grazie alla bella colorazione e all'aspetto simpatico, ma non è certamente un pesce per gli acquari di comunità in generale, anche se purtroppo è spesso venduto come tale; inoltre la bella colorazione si perde con l'età.

Temperatura in natura: 24 - 28°C
Valori pH in natura: 7.5 - 8.0

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