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Sun Loach, Yasuhikotakia eos (B. Janiczak)

Mar, 13/Apr/2004 - 00:00
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Articolo completo su questo splendido cobitide, con esperienza ed indicazioni per l'allevamento, descrizione del suo comportamento e dei luoghi d'origine.

Traduzione dell'articolo:
"Sun Loach (Yasuhikotakia (previously Botia) eos)" di Bogdan Janiczak
tratto dal sito "Botia's World" di Bogdan Janiczak, non più online

I riferimenti tassonomici nell'articolo sono ovviamente relativi a quanto si sapeva negli anni in cui è stato scritto; per avere un'idea dalla tassonomia attuale delle famiglie di Botiidae e Cobitidae visitate queste pagine.

Yasuhikotakia eos (ex Botia eos) - Foto di Bogdan J. Janiczak

Qualcuno ricorda chi era Eos? È una creatura proveniente dall'antica mitologia greca, il "tocco roseo", dea dell'alba, sorella di Selene e di Elios, madre dei Venti (Borea, Zefiro, Noto ed Euro) e delle Stelle; chiamata dai Romani Aurora.

Yasuhikotakia (ex Botia) eos

Il suo nome è stato dato, forse non per caso, a questo botia di medie dimensioni che proviene dalle acque dolci dell'Asia sudorientale e che appartiene al Complesso Modesta. Ad un primo sguardo Yasuhikotakia eos (ex Botia eos) esternamente non differisce molto dagli altri appartenenti al gruppo quali Y. lecontei, caudipunctata e modesta. Ma se osservate le sue pinne capirete immediatamente l'origine del suo nome scientifico :-).

Nei paesi anglofoni questo botia è solitamente indicato come Sun loach. È un gran peccato, tuttavia, che malgrado il fatto che questa specie sia stata descritta per la prima volta più di trent'anni fa dall'ittiologo Yasuhiko Taki ("Botia eos, a New Spiny Loach from Thailand and Laos, with Notes on Some Related Forms In Asia”, Japanese Journal of Ichthyology, Vol.19, No.2, Sept.20, 1972), arrivi piuttosto raramente negli acquari degli appassionati di cobitidi di tutto il mondo.

Ci sono molti miti e leggende che girano intorno a questo bel pesce, riguardo al suo comportamento territoriale ed alla sua estrema aggressività. Proverò a descrivere il mio personale incontro con gli appartenenti a questa specie e le argomentazioni riguardanti la loro compatibilità con gli acquari di comunità.

Yasuhikotakia (ex Botia) eos

Il mio primo e, per un tempo abbastanza lungo, singolo esemplare, l'avevo trovato piuttosto per caso, mescolato ad una coppia di Yasuhikotakia lecontei (Silver loach), allo stesso modo delle poche altre specie rara di botia che sono stato così fortunato da raccogliere nel corso degli anni in cui mi sono dedicato all'hobby dell'acquariofilia.

Quattro anni fa (a gennaio del 2000), in un gelido giorno d'inverno, nel negozio di animali locale, la mia attenzione, mentre controllavo i nuovi arrivi (alcune settimane prima nello stesso posto avevo comprato i miei Y. caudipunctata del fiume Mun sotto l'etichetta di Botia lecontei), è stata attratta da una situazione insolita vista in uno delle vasche in esposizione. Uno dei supposti Y. lecontei aveva oltrepassato la parte centrale della vasca ed i quattro pesci rimanenti si erano sparsi in tutti gli angoli della vasca. Tale comportamento andava in qualche modo contro alle mie, anche se allora non troppo vaste, conoscenze sugli Y. lecontei, così ho cominciato ad osservare pazientemente questo misterioso e un po' litigioso esemplare.

Purtroppo, come solitamente accade con i pesci appena introdotti nelle vasche dei negozi, difficilmente forniti di ripari adatti o addirittura di piante, essendo necessario soltanto mantenere i pesci in vita con la minima spesa fino a che apparirà all'orizzonte il primo compratore, era abbastanza difficile determinare senza ombra di dubbio l'identità di questo piccolo "combattente". Non c'erano ormai più i segni delle caratteristiche, per i giovani Yasuhikotakia eos, bande nerastre, strette, orientate verticalmente sui fianchi dei pesci (viste anche nel caso di esemplari giovanili di altre specie strettamente collegate di botia) e quello che avrei potuto allora indicare per certa era la conclusione che certamente non era un Y. lecontei. In questo caso l'intuizione ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta di una nuova, affascinante e favolosa perla.

Yasuhikotakia (ex Botia) eos

Il nuovo pesce è stato sistemato nell'acquario già popolato da un certo numero di cobitidi vari, provenienti in parte dalla penisola malese (Y. caudipunctata e lecontei) e in parte dalle acque indiane (dario, striata e rostrata) più un piccolo gruppo di barbi (Puntius nigrofasciatus) che occupano la parte superiore e centrale della vasca.

L'inizio non è stato troppo ottimistico, avevano avuto inizio violente dispute con l'allora dominante nell'acquario, uno degli Y. caudipunctata, per il territorio, nei gusci di noce di cocco posizionati centralmente nell'acquario. Quest'ultimo, malgrado le dimensioni maggiori ha dovuto infine abbandonare il campo di battaglia (comunque dopo una forte resistenza) al nuovo abitante. I restanti membri della comunità dell'acquario sembrarono soltanto prenderne atto. Un nuovo ordine era stato stabilito e non c'è stato più tardi nessun altro conflitto conseguente. Probabilmente ciò era dovuto al temperamento mite degli altri membri della comunità dell'acquario, forse dovuto al numero sufficiente di vari rifugi e nascondigli per i pesci che cercano ripari.

Ci sono state, tuttavia, descrizioni di comportamenti estremamente aggressivi dei Yasuhikotakia eos che, abbastanza frequentemente, con disperazione dei loro proprietari, avevano provocato lo spostamento dei pesci in una vasca separata. Il mio Y. eos è apparso molto più tollerante nei riguardi del condividere l'acquario con gli altri membri della comunità.

Giovane esemplare di Yasuhikotakia (ex Botia) eos

Gli Yasuhikotakia eos , che si incontrano in natura nei grandi bacini dei fiume dell'Asia Sudorientale (Mekong, Menam Chao Phya), esibiscono notevoli differenze nella colorazione del corpo all'interno della specie. Alcuni degli esemplari hanno una pigmentazione scuro-brunastra uniforme, sfumata in parte con nero.
D'altra parte i punti e le macchie scure possono essere visti come conseguenze di ferite meccaniche, acquisite per esempio durante le lotte tra pesci, così, forse, una colorazione scura, può derivare dallo stress o dall'eccitamento dei pesci e di conseguenza non è necessariamente un carattere normale per questa specie.

Gli esemplari adulti e rilassati hanno le pinne pettorali, pelviche ed anali colorate in modo molto bello con un colore rossastro, con margini distali neri. La parte centrale della pinna caudale ha inoltre la loro particolare, un po’ scura, pigmentazione rossastra, mentre la sua parte esterna, dallo sfondo giallastro-bruno, è ricoperta da piccoli puntini scuri, da marroni a neri. I membri di questa specie possono essere riconosciuti facilmente dalla molto caratteristica pinna dorsale relativamente grande, che contiene 10-11 raggi ramificati. La base della pinna caudale è segnata dalla grande banda/macchia verticale nerastra. Un sottile margine distale bianco è visibile sul bordo della pinna dorsale.

C’è inoltre un segno speciale che si può vedere sul corpo dei pesci, dimenticato frequentemente per motivi sconosciuti nelle descrizioni morfologiche, che, almeno a mio parere personale, può essere utile per esempio nella fase dell'identificazione dei pesci, cioè un piccolo puntino nerastro disposto appena sopra la linea laterale molto vicina all'estremità dell’opercolo (era una delle primissime differenze notate da me fra i membri di questi specie e gli Yasuhikotakia lecontei. Gli esemplari adulti di Y. eos raggiungono la lunghezza totale di circa 10cm. (4 pollici), ciò significa che sono cobitidi di dimensioni abbastanza medie. La "mancanza di lunghezza" è compensata certamente dal temperamento superiore alla media.

Yasuhikotakia (ex Botia) eos

Il Yasuhikotakia eos è considerato da molti acquariofili (se non dalla maggioranza) come uno dei membri più irascibili ed aggressivi della sottofamiglia Botinae. Non voglio negare l'obiettività delle drammatiche descrizioni dell’attività di questi pesci in acquari domestici, perché anch’io, personalmente, ho mostrato i risultati dell’attività di una sola notte di due giovani Y. eos collocati nell’acquario relativamente grande (370l), in esposizione in un negozio d’animali, sui loro compagni di vasca molto più grandi ed imponenti (Chromobotia macracanthus). Il proprietario non ha potuto resistere ad una tal situazione ed ha venduto rapidamente i molesti abitanti.

Nel frattempo un gruppo di nove nuovi Y. eos della stessa spedizione erano stati inseriti in un acquario socialmente stabile con una varietà di cobitidi (Botia dario, striata, rostrata, histrionica, almorhae, Yasuhikotakia lecontei, Syncrossus hymenophysa e Chromobotia macracanthus) e un discreto banco di barbus di diverse taglie. Si sono adattati rapidamente senza nessun conflitto serio in un acquario di comunità da 240l forse un po’ sovrappopolato. Più tardi è stato aggiunto un esemplare relativamente grande di Syncrossus beauforti.

Una volta, condividendo l'esperienza e le impressioni personali riguardo all’allevamento dei cobitidi (compatibilità tra le specie), ho sollevato la tesi che il successo finale dipende in gran parte dalla sicurezza psicologica dei pesci, qualunque cosa questo possa significare. Il punto principale nell'argomentazione era che, al contrario delle opinioni più largamente diffuse, questa cosiddetta sicurezza psicologica non è in funzione semplicemente del volume dell'acquario o dell'area del fondo.

Naturalmente, questo non dovrebbe essere letto troppo letteralmente, perché il volume dell'acqua e, particolarmente, la superficie dell'area del fondo, devono essere correlati con la taglia dei nostri cobitidi. Essendo creature territoriali per indole innata, tendono a comportarsi come i soldati di sentinella, essendo sempre pronti a scendere in combattimento (purtroppo non sempre difensivo) verso un nemico più o meno reale, che appare nel loro campo visivo.

La soluzione pratica di questo doloroso problema per gli appassionati dei cobitidi è sorprendentemente facile ed evidente: è necessario modellare adeguatamente l'architettura del fondo dell'acquario in modo da permettere alla vittima potenziale, nel caso di un aumento dell'aggressività degli altri cobitidi, una rapida scomparsa dal campo visivo dell'attaccante.
A questo scopo utilizzo pezzi di gusci di noci di cocco e canne di bambù, e finora, avendo allevato in passato (naturalmente in un paio di acquari) quasi trecento cobitidi, non ho avuto nessun problema serio di compatibilità, avendo, al contrario, molte ottimistiche conclusioni derivate dal mettere insieme esemplari che vengono ampiamente acclamati come aggressivi.
Ho inoltre dei seguaci che mantengono con successo acquari di comunità con gli Y. eos.

Yasuhikotakia eos, bellissimo e incontrato relativamente di rado tra gli appartenenti al Complesso Modesta in commercio, certamente merita adeguate ed obiettive descrizioni relative ai suoi meriti.
Le dicerie possono fare molti danni ed ingiustizie a questa specie, dicerie che hanno pochissimo in comune con la realtà, derivanti abbastanza frequentemente semplicemente dalla mancanza di conoscenza e dall'ignoranza umana, così come perdurano nel tempo i pregiudizi mentali e le scorciatoie logiche.

© Bogdan Janiczak

Specie nel sito
Yasuhikotakia eos (ex Botia eos) che ha appena finito il pasto (come si può vedere dalla pancia bella piena) - Foto di Bogdan J. Janiczak
Sun Loach, Botia sole
Aspettativa di vita: 15 - 25 anni
Dimensioni massime: 11 cm TL

Yasuhikotakia eos (ex Botia eos) è un botia aggressivo, che andrebbe tenuto in gruppo numeroso perché si formi una naturale gerarchia, in un grande acquario monospecifico o in compagnia di botia dal carattere parimenti aggressivo...

Temperatura in natura: 24 - 28°C
Valori pH in natura: 6.0 - 7.5

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