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Un esempio di acquario del poveretto che funziona con l’aeratore

Mer, 26/Ago/2009 - 21:29
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Descrizione particolareggiata e con molte considerazioni su una postazione funzionante da tempo organizzata in base ai criteri dell'acquario del poveretto

Postazione dell'acquario del poveretto

Ed infine ecco l’ultimo esempio di acquario del poveretto.

Ovviamente l’aspetto da principiante di per se non dirà molto. Ma dobbiamo ricordarci che il poveretto, può essere o non essere un principiante, a secondo dei casi. Ma sicuramente sotto molti aspetti è sempre e comunque un deficiente. Non per offendere nessuno. Ma effettivamente gli mancano i mezzi.

Però analizziamo quali sono i punti interessanti di questo approccio povero e per certi versi meravigliosamente primitivo.
Poi se uno è abile e ha a disposizione mezzi maggiori, saprà sicuramente utilizzare questi stessi concetti per realizzare qualcosa di più appariscente.
Ricordiamoci infatti che tutto questo discorso sull’acquario del poveretto ha soltanto lo scopo di riflettere su alcune questioni fondamentali dell’acquariofilia in senso generale.

L’uso dell’aeratore

Strumento eccellente

Crescita delle piante

Lotta alle alghe

Innanzi tutto è da notare la cosa più importante di tutte. E cioè che tutti gli acquari che si vedono nella foto in testa all'articolo sono gestiti dal mio amico acquariofilo con l’aeratore che va giorno e notte da circa cinque anni.
Eppure questo non ha impedito alle piante di crescere seppur lentamente e neppure di vincere la lotta contro le alghe.
In effetti ad un certo punto le alghe sul lato sinistro dell’acquario sembrava che stessero prendendo il sopravvento. Sarebbe stato un problema. Era quasi il caso di intervenire.
Ma ad un certo punto hanno cominciato a regredire vistosamente e ne sono rimaste pochissime.
Devo ammettere che a tutt’oggi non so spiegare esattamente come mai sia successo, e neanche il mio amico ha capito esattamente il motivo per cui è successo.

Comunque anche se la cosa non è chiara, è evidente che dimostra che l’uso dell’aeratore di per sé non significa che la lotta alle alghe diventi impossibile. Specialmente se si considera che l’acquario in questione è vicino alla finestra e riceve la luce del sole da sud.

Ma forse proprio la luce c'entra qualcosa. Forse la svolta nella lotta alle alghe è avvenuta quando si è passati ad accendere la lampada (una semplice lampadina a risparmio energetico da supermercato) verso le 5- 6 di sera fino alle 10- 12. Inoltre nelle ore precedenti, spesso viene chiusa la veneziana per fare ombra. Eppure le piante non muoiono ma continuano a crescere.

Ovviamente tutto questo è un po’ un esperimento però apre delle prospettive molto interessanti.
Quindi possiamo affermare che si è dimostrato vero quello che dicevano alcuni vecchi acquariofili e cioè che la CO2 immessa nell’acquario con l’aeratore, in realtà, può essere sufficiente per la crescita delle piante.
In questo senso l’aeratore diviene anche un diffusore di Co2 a bassissimo dosaggio. (1,5-3,5 mg/l forse)

In conclusione quindi bisogna notare che in alcuni acquari, specialmente se piccoli, senza aeratore le cose vanno molto peggio se non addirittura malissimo. Proprio perché l’acquario tende ad impoverirsi sia di ossigeno che di CO2 .

Inizialmente, della sagittaria, c’era solo il ciuffo più basso e più avanti. Ma poi si è propagata. - Foto Archivio AC

Inizialmente, della sagittaria, c’era solo il ciuffo più basso e più avanti. Ma poi si è propagata

Le piante usate sono una Sagittaria subulata che cresce sul fondale. Ed una Anubias nana bonsai che cresce sopra ad un legno a circa una quindicina di centimetri dal fondo.
In questo modo le due piante non sarà facile che possano darsi fastidio a vicenda.
Inoltre c’è un po’ di muschio di Giava che come si sa può diventare invasivo. Però è molto semplice da gestire se dovesse diventare troppo.
Facile fino ad un certo punto però: per esempio se tu hai qualsiasi forma di vita piccola (avannotti, lumachine), se lo butti quando è tanto, tiri su tutto.

Ma quello che conta riguardo alle piante è la scelta delle dimensioni. Infatti la loro scelta è proporzionata alle dimensioni dell’acquario e sono piante che non devono essere potate.


Il coperchio dell’acquario principale della postazione è uno spesso vetro appoggiato direttamente al di sopra dei vetri che compongono l’acquario. Questo permette di appoggiare dei pesi al di sopra (cosa che sarebbe più rischiosa senza questa soluzione).
Ma per contro, utilizzando questo sistema, a volte fuoriescono delle goccioline d’acqua che colano lungo i vetri dell’acquario. Per questo motivo il piano d’appoggio non è un semplice piano d’appoggio. Ma in realtà è una specie di vaschetta realizzata con del cellofan che poi è stata riempita con palline di argilla espansa.

Il materiale di fondo dell’acquario

La molletta  serve a regolare l’altezza della porosa e quindi la forza del  movimento dell’acqua - Foto Archivio AC

Il tappo è pieno di forellini che permettono di sfogare la pressione dell'aria prodotta dall'aeratore

Prima di tutto è da notare che il fondale non viene mai sifonato come nell’esempio precedente grazie soprattutto ai melanoides. (Riguardo a queste lumache volevo aggiungere anche che purtroppo tendono a uscire dagli acquari aperti cadendo cioè fuori dall’acquario. Per questo in quest’acquario si è optato per un acquario chiuso. Anche l’accorgimento del tappo forato dal quale passa la cannuccia dell’aeratore ed il sondino del termometro digitale, è stato aggiunto proprio per evitare che molti melanoides finissero in quel modo.
La molletta serve a regolare l’altezza della porosa e quindi la forza del movimento dell’acqua.)

Qualcuno a volte solleva la questione del riempimento progressivo del fondale a causa dell’accumularsi dei fanghi/escrementi. E che a quel punto diventerebbe inevitabile la sifonatura.

Acquario del poveretto - Dettaglio - Foto Archivio AC

Acquario del poveretto - Dettaglio

Allora per sfatare un po’ questo concetto, l’acquariofilo ha deciso di sporcare fin da subito il fondale per così dire. Cioè è stata mischiata al normalale ghiaino di fondo, una grossa quantità di terra di campo di modo che non si possa dire che prima o poi il fondale si riempirà dato che è già saturo.
Per chi volesse fare la prova va subito detto che non va bene la normale terra nera per fiori perché dopo poco tempo crea un sacco di gas di fermentazione che bloccano la crescita delle piante (secondo la mia esperienza). Però non rubatela al contadino la terra di campo!

Ma in realtà non c’è bisogno di metterla. Qui è stato fatto a scopo dimostrativo.

Infatti le melanoides continuando a rimescolare il fondale, non mischiano tutto come si potrebbe pensare. Al contrario infatti, le parti più grosse di ghiaia (in questo caso anche di tipo argilla espansa per acquari che è piuttosto leggera), tendono a restare verso l’alto, mentre i materiali più fini vanno verso il basso. E questo proprio grazie al’azione rimescolante.

I melanoides arrivano anche a ripulire fino a 1-2 cm di profondità ma non di più. Comunque dipende molto da quanto li nutriamo. Se hanno già la pancia piena non si accaniranno troppo sui fanghi. Ma non si può nemmeno pretendere che vadano avanti solo con quelli.
Secondo le mie osservazioni sono animali onnivori e non prevalentemente carnivori come alcuni credono. Penso che in parte forse mangino anche un po’ le alghe. Ma poco comunque.

I pesci

I pesci sono un piccolo branchetto di tanichthys e un otocinclus (entrambi non mangiano le planarie).

Lo so che la cosa è un po’ sperimentale però devo dire che entrambi resistono a temperature invernali anche di 13° (dato che non c’è il riscaldatore) mentre d’estate la temperatura arriva tranquillamente a 30°.

Soprattutto per l'otocinclus tenerlo a 13 gradi centigradi si tratta comunque di un esperimento estremo (potrebbe trattarsi di Otocinclus vittatus, anche se è sempre difficile riconoscere le varie specie di otocinclus). L'esemplare in questione è vissuto in quest'acquario dall'estate 2007, quindi quasi cinque anni (ma forse si trattava di un esemplare particolarmente resistente e che comunque ha avuto la possibilità di adattarsi piano piano al freddo, in quanto è stato introdotto in acquario durante la stagione calda).

Inoltre il mio amico ricorda inoltre che non sembrava mangiare il cibo che gli veniva somministrato, ma si nutriva solo delle abbondanti alghe che crescevano sul vetro che spesso riceve la luce diretta del sole. Si può presumere quindi che con un acqua migliore (cioè di media durezza), si potesse fare ancora di meglio in termini di durata della vita.

E' da tener presente l'uso dell'aeratore che probabilmente ha fatto la differenza per aiutare a superare il calore dell'estate. Ma non va fatto andare troppo piano durante l'estate se si vuole che faccia la differenza per questi pesci e altri simili.

Comunque teniamo ben presente quanto detto nella sezione: A CHE TEMPERATURA VIVONO I PESCI.

Secondo me, l'acquariofilo che ha allevato questo Otocinclus dovrebbe però affinare un po' la modestia. Questo perchè porsi l'obbiettivo di allevare questi pesci a così basse temperature, non sembra in definitiva nè necessario, nè naturale ed infine nemmeno vantaggioso.

La conclusione più sensata al momento sembra essere la seguente:
- O si è sicuri che l'acqua del proprio acquario non scenderà al di sotto dei 20 gradi anche senza riscaldatore
- O si ha un riscaldatore
- Oppure si sceglie un altro tipo di pesci.

Perchè il fatto che possano resistere a temperature inferiori ai 20° centigradi, non dimostra che così non soffrano.
Lo stesso atteggiamento probabilmente dovrebbe valere per qualunque altra specie.

Una parola la vorrei spendere anche per le care amiche lumache melanoides:
Questo acquario può essere un esempio dal quale partire, ma è anche chiaro che si può fare di meglio! Anche a parità di dimensioni. In particolare va notato che se fosse in una regione più calda, dove la temperatura anche d'inverno non scende sotto i 20 gradi, potrebbe anche andare bene così (a patto di mettere un po' più pesci e mai esemplari singoli come in questo caso).
Ma dato che qui si va a temperature molto sotto ai 18° centigradi, un riscaldatore sarebbe da prendere in considerazione. Si ma non per rimanere tutto l'inverno a 18°, bensì almeno a 20-21°. Questo perchè altrimenti a 18-19° saremmo nella zona in cui le melanoides non sanno se andare in letargo o se rimanere sveglie. Sarebbe un rischio per loro e soffrirebbero. Forse si estinguerebbero dall'acquario.
Certo, Biggia mi fa notare che in alcuni paesi vanno in letargo e questo può essere riprodotto in acquario. Però col riscaldatore possiamo regolare noi la durata e l'intensità di questo periodo di riposo letargico. Ed inoltre probabilmente stanno molto meglio se questo letargo non lo devono mai affrontare.
Comunque la temperatura alla quale le melanoides stanno bene, secondo me è 24° centigradi.

L’acqua

Riguardo all’acqua c’è da fare una precisazione importante. Infatti l’acqua che scende dal rubinetto del mio amico acquariofilo è dura. Con GH intorno a 20°
Però nell’acquario si scende anche sotto i 15° GH, questo perché si ha un forte effetto decalcificante.
Specialmente se usate il trucco di lasciar li a depositare l’acqua per un paio di giorni prima di introdurla in acquario, dopo averla aerata per qualche tempo (1-4 ore), Il Kh si abbassa molto e anche il GH, di conseguenza.

Ma anche nell’acquario va avanti l’effetto decalcificante. Secondo me accelerato dall’uso dell’aeratore.

Vista la vecchia formula : GH = KH + NKH Dove NKH = durezza permanente.

Se volete incominciare ad approfondire l'argomento, potete leggere questo articolo sulla chimica in acquario

Chiaramente le vostre acque, quelle in cui fate vivere noi poveri pesciolini, sono composte in gran parte da Calcio e Magnesio. Sotto varie forme: Carbonati, Bicarbonati. Ecc.. Non ci interessa in questa sede sapere esattamente in quale forma.
Quello che ci interessa è dire che i misuratori che si trovano in commercio per l’acqua dell’acquario, sono stati concepiti per questo tipo di acque. Cioè quelle europee.

Ciò che a volte confonde le idee secondo me è che se immettiamo nell’acqua sostanze come il bicarbonato di sodio, i conti non tornano più perché certe sostanze non vengono misurate dal misuratore del GH.
Ma se usiamo i misuratori per quello per cui sono stati creati, non ci sono problemi. I conti tornano.

Il concetto di postazione

Per un acquariofilo sarebbe una bella cosa disporre, oltre dell’acquario principale, anche di vasche adibite alla quarantena e all’emergenza.

In questo caso naturalmente il tutto è fatto in piccolo. Però non manca niente e possono essere un esempio per postazioni più grandi e meglio attrezzate.

Tutto con un unico aeratore da 5 W. Che va giorno e notte - Foto Archivio AC

Tutto con un unico aeratore da 5 W. Che va giorno e notte

Questo anche in relazione all’uso dell’aeratore. Infatti più acquari significa di solito più filtri da manutenere. Ma in questa postazione, tutto funziona con un unico aeratore da 5W.

(ricordo ancora una volta che però per fare a meno del filtro bisogna sapere quello che si sta facendo. Non rischiamo di far star male pesci più impegnativi prima di aver preso veramente dimestichezza con una gestione basata sull’aeratore e senza filtro.)

Postazione degli acquari del poveretto - Foto Archivio AC

Postazione degli acquari del poveretto

Ritorniamo un attimo alla postazione creata e mantenuta nel tempo dal mio paziente amico acquariofilo.
La vasca di quarantena (quella in alto a destra) Ovviamente deve avere un arredamento semplice per poter ripescare i pesci una volta accertato il loro stato di salute.

Quella in basso a sinistra è una vasca d’emergenza perché c’è troppa vegetazione e troppi arredi.

La terza è una vasca gregaria che può svolgere varie mansioni. Per esempio quella di aiutare a non estinguere le piccole lumachine . Cioè nel caso che si estinguano negli altri acquari.

Le giuste dimensioni di un acquario

Chiaramente in questi articoli abbiamo parlato di acquari piccoli.
Tuttavia è doveroso ricordare che la scelta migliore possibile, quando i nostri mezzi lo permettono, è quella di realizzare un acquario il più grande possibile, e di scegliere nel contempo pesci di piccole dimensioni.
La cosa appare piuttosto scontata. Eppure molti acquariofili esperti nel momento in cui passano ad acquari più grandi, passano anche a pesci più grandi.

In effetti l’opzione Acquari grandi - pesci piccoli. E‘ ancora poco apprezzata in realtà.

Però se dopo aver sperimentato (con i criteri di rispetto e di cura spiegati in tutti questi articoli) un buon modello in piccolo, si ripropone la stessa cosa in grande optando per questa idea (Acquari grandi - pesci piccoli), sarà difficile che qualcuno possa sollevare la questione che i pesci debbano stare nel mare e non in un acquario. A meno che non voglia veramente rendersi ridicolo (oltre che fastidioso).

Visto anche che in natura molti pesci si ritrovano a vivere in pozze di poche centinaia di litri che a volte sono permanenti e a volte invece si asciugano completamente.

Un ulteriore modo per valutarsi

Infine ci tenevo a dire un’altra cosa che sono convinto potrebbe servire a molti per quantificare il loro livello come acquariofili. E per migliorarlo.
In questi articoli è stata pubblicata una tabella con la durata della vita dei pesci che può essere un buon riferimento.

Però non si è detto il minimo che si dovrebbe riuscire a farli vivere. Cioè, presupponendo l'acquisto di esemplari giovani, se non siamo in grado di far vivere:

In tal caso dobbiamo ammettere che non stiamo allevando i nostri pesci nelle migliori delle condizioni.

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